The story

Elisa Bigi arriva a La Zanzara con una posizione che Giuseppe Cruciani fatica immediatamente a comprendere: per lei il topo non è un animale di serie B, ma una vita che merita tutela quanto quella di un cane, di un gatto o, sul piano dei diritti fondamentali, di un essere umano.

Bigi si definisce antispecista e spiega che il punto non è sostenere che uomini e topi siano identici per intelligenza o capacità. La sua idea riguarda piuttosto alcuni diritti essenziali, a partire dalla libertà e dal diritto a non essere sfruttati.

Alla provocazione più diretta di Cruciani risponde senza esitazioni: sotto questo profilo, sostiene che perfino i propri figli abbiano gli stessi diritti di un topo.

«Ogni vita vale uguale»

Il confronto si sposta sulle capacità dei roditori.

Bigi ricorda che i topi possiedono sensi e abilità molto differenti da quelli umani e cita uno studio pubblicato, secondo quanto afferma, su Science, relativo a comportamenti di assistenza verso i propri simili quando perdono i sensi.

Racconta inoltre di aver osservato personalmente comportamenti analoghi tra i topi che accoglie.

La conclusione per lei è semplice: ogni vita ha valore, indipendentemente dalla specie. :chatgpt-content-reference{index="0"}

Topi, ratti e derattizzazioni

Cruciani porta allora il discorso sul problema molto concreto delle città: rifiuti, infestazioni, ratti e derattizzazioni.

Bigi respinge l'idea di attribuire ai roditori una natura “cattiva”. I topi, spiega, cercano semplicemente cibo e proliferano dove trovano condizioni favorevoli create anche dall'accumulo di rifiuti.

Alla domanda se anche i ratti vadano protetti risponde di sì, definendoli scherzosamente i “cugini maggiori” dei topi.

Contesta soprattutto i metodi letali e propone di privilegiare sistemi che allontanino gli animali senza ucciderli. Porta come esempio la menta piperita, che secondo lei potrebbe interferire con l'olfatto dei topi e tenerli lontani da determinate aree.

È una soluzione proposta da Bigi durante la trasmissione, non una verifica scientifica compiuta nel programma.

Quando Cruciani le domanda se uccidere un topo con veleno o trappole sia assimilabile a un omicidio, lei corregge il termine: non “omicidio”, ma “topicidio”. Resta comunque, nella sua visione, l'uccisione di una vita. :chatgpt-content-reference{index="1"}

Come funziona l'Ambasciata Topina

Il cuore del progetto è però l'Ambasciata Topina.

Bigi racconta di accogliere topi, filmarli e pubblicare quotidianamente o quasi foto e video sui social.

Gli animali arrivano da percorsi differenti. Alcuni, racconta, provengono dalla sperimentazione animale e possono essere affidati una volta terminati gli esperimenti, quando le condizioni lo permettono. Altri erano invece destinati a diventare cibo vivo per rettili e vengono recuperati tramite associazioni.

Esiste quindi una vera attività di accoglienza e cura.

Parenzo ascolta a lungo e interviene soprattutto per sottolineare quanto tempo debba richiedere un impegno del genere. Bigi chiarisce che è una pedagogista e che questa attività fa parte di ciò di cui si occupa.

Cruciani, pur trovando surreale l'intero progetto, riconosce almeno la passione con cui viene portato avanti. :chatgpt-content-reference{index="2"}

Le “Anime Topine”

Ma l'Ambasciata ha anche un secondo progetto, ancora più particolare: Anime Topine.

Bigi invita le persone a inviarle via messaggio uno o più nomi da attribuire simbolicamente alle anime di topi morti, in particolare durante la sperimentazione.

Dice di aver già ricevuto centinaia di proposte.

Alla domanda se creda realmente che i topi abbiano un'anima, risponde di sì: secondo la sua convinzione personale tutti gli esseri viventi possiedono un'anima.

I nomi vengono poi inseriti in uno spazio fisico dedicato. Bigi spiega di aver predisposto dei piccoli elementi di stoffa stilizzati a forma di topo sui quali vengono riportati i nomi ricevuti.

Cruciani e Parenzo oscillano tra stupore, ironia e curiosità. Parenzo cerca di capire quale sia la finalità concreta del progetto; Cruciani finisce invece per proporle di portare direttamente alcuni topi nello studio milanese della trasmissione.

La chiusura è perfettamente zanzaresca: da un lato un progetto costruito su antispecismo, recupero degli animali e memoria dei topi morti; dall'altro Cruciani che continua a dichiarare di trovare i roditori repellenti, ma apre comunque la porta alla possibilità di ritrovarseli davanti al microfono.

L'Ambasciata Topina resta così uno degli interventi più improbabili della puntata: topi sopravvissuti ai laboratori, ratti da proteggere, “topicidi”, menta piperita e anime da battezzare una per una.