The story
King Lucertola torna a La Zanzara dopo essersi presentato davanti alla sede milanese del Sole 24 Ore con un progetto piuttosto semplice: prendere un enorme palazzo che, nella sua percezione, ospita troppo poche persone e utilizzarlo per chi non ha una casa.
Cruciani recupera le immagini della sua incursione e lo richiama al telefono. King risponde con la voce provata e, quasi immediatamente, racconta di aver assunto poco prima diverse sostanze. Da lì parte un confronto che oscilla continuamente tra provocazione politica, dipendenza, precarietà e una concezione molto personale della redistribuzione della ricchezza.
Il Sole 24 Ore ai senzatetto
King spiega di essere arrivato davanti al palazzo perché gli era stato indicato come sede della radio e di Confindustria. Vedendo le dimensioni dell’edificio, racconta di aver pensato che potesse ospitare migliaia di persone.
La sua proposta è quella di “redistribuire” gli immobili: utilizzare edifici di questo tipo per far dormire chi è senza casa e trasformarli anche in luoghi destinati a concerti, laboratori e attività collettive.
Cruciani gli fa notare che il palazzo non è vuoto e che vi lavorano centinaia di persone.
La soluzione di King è immediata: quando i dipendenti tornano a casa, potrebbero arrivare loro.
Il ragionamento si allarga alle occupazioni. King ricorda con simpatia l’esperienza del centro sociale Cantiere e sostiene che occupare edifici per metterli a disposizione di persone in difficoltà sia una forma legittima di redistribuzione.
Quando gli viene chiesto dove si collochi politicamente, risponde senza particolare esitazione: «Io sono stalinista».
Casa, lavoro e precarietà
Dietro la provocazione emerge però una situazione personale molto più concreta.
King dice di aspettare da anni una casa popolare e racconta di aver svolto lavori stagionali, compresa la vendemmia. Spiega quanto sia difficile mantenere un impiego quando non si dispone di un'abitazione stabile, di un letto o perfino della possibilità di lavarsi regolarmente.
Il problema, nella sua ricostruzione, diventa circolare: senza una casa è difficile presentarsi al lavoro in condizioni accettabili; senza un lavoro stabile diventa ancora più difficile ottenere una casa.
Dice inoltre di aver lavorato in passato come educatore.
Cruciani utilizza il proprio mestiere come paragone: se si presentasse nelle condizioni di King davanti alla direzione del Sole 24 Ore per discutere il rinnovo del contratto, difficilmente farebbe una buona impressione.
King ribatte che dietro l'aspetto esteriore potrebbero comunque esserci capacità e potenzialità.
Il rapporto con le droghe
La parte centrale della telefonata riguarda però il consumo di sostanze.
King racconta apertamente di utilizzare cocaina, crack e cannabis e sostiene di non considerarsi un consumatore quotidiano. Parla di episodi ricorrenti e dice che, quando non dispone delle sostanze, non avrebbe sintomi tali da fargli ritenere di essere dipendente.
Cruciani e Parenzo non condividono affatto questa lettura.
Gli fanno notare che la sua voce e le condizioni in cui si presenta sembrano indicare una situazione seria e gli suggeriscono esplicitamente di rivolgersi a una comunità di recupero o comunque a strutture capaci di aiutarlo.
King risponde che le strutture private costano e torna immediatamente al problema della casa.
Parenzo gli ricorda che esistono anche servizi pubblici e insiste sul fatto che, prima di pensare a occupare palazzi, dovrebbe cercare di uscire dalla situazione in cui si trova.
Rogoredo e le “queen”
Cruciani gli chiede anche dei suoi rapporti con il bosco di Rogoredo, area milanese nota per la presenza di spaccio e tossicodipendenza.
King precisa di non vivere stabilmente lì, ma conferma di frequentare la zona.
Alla domanda sul perché ci vada, risponde inizialmente con una delle sue formule: lui è il King e va a trovare le “queen”.
Cruciani prova a riportarlo sulla questione della droga e gli chiede direttamente se la frequentazione della zona sia collegata anche al consumo di sostanze.
King continua a ridimensionare il problema, sostenendo di non essere nella condizione di chi deve necessariamente procurarsi droga ogni giorno.
«Rettore dell’Università della droga»
Il momento che trasforma definitivamente King Lucertola nel “professore” della puntata arriva quando racconta di aver provato nel corso della propria vita moltissime sostanze.
Si definisce scherzosamente “laureato in droga”.
Cruciani rilancia e lo nomina immediatamente “rettore dell’Università della droga”.
King sostiene di poter raccontare agli altri gli effetti delle diverse sostanze proprio perché le ha sperimentate personalmente. Quando gli viene chiesto se insegni ad altri come consumarle, precisa che il suo intento sarebbe l'opposto: raccontare quello che ha visto e provato perché gli altri evitino di farlo.
La conversazione resta però costantemente sospesa tra comicità e disagio reale.
La cicatrice e il personaggio King Lucertola
C'è anche una vistosa cicatrice sulla testa.
King propone inizialmente una spiegazione surreale: essendo povero e non potendosi permettere un pallone, avrebbe giocato a calcio con un mattone e tentato un colpo di testa.
Cruciani non gli crede e ipotizza piuttosto una vecchia rissa o un episodio violento.
King insiste sulla “mattonata”, mantenendo anche su questo episodio quella miscela di racconto e provocazione che accompagna tutta la telefonata.
Dice di voler soprattutto “regalare sorrisi”.
Parenzo replica che, più che regalare sorrisi, dovrebbe farsi aiutare.
La rivoluzione può aspettare
Nel finale King ritorna al punto di partenza.
Vuole occupare palazzi e “restituire la ricchezza”, insiste sull'idea di utilizzare immobili dei grandi gruppi per chi non ha un'abitazione e continua a presentare la propria condizione come parte di una più vasta ingiustizia sociale.
Cruciani gli comunica però una certezza: il palazzo del Sole 24 Ore non verrà trasformato nella sua comune.
King non si arrende completamente.
«Mai dire mai».
Si chiude così il ritorno del Professor King Lucertola: stalinista dichiarato, aspirante redistributore di immobili, ex educatore, lavoratore stagionale, uomo in attesa di una casa popolare e, per autoproclamazione, laureato all’Università della droga.













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