The story

Edoardo Casati, ventidue anni, arriva a La Zanzara con un gruppo dei Giovani Comunisti di Rifondazione Comunista, magliette rosse, stella e una scritta “GC” che Cruciani nota immediatamente. Il pretesto iniziale è quasi folkloristico: un coro su Carlo Calenda, l’Internazionale, il ricordo ironico di Berlusconi e dei suoi “poveri comunisti”. Ma la domanda di Cruciani è molto meno leggera: come si fa, nel 2026, a essere ancora comunisti? Per il conduttore il comunismo storico è stato una tragedia segnata da repressione, soppressione della libertà e milioni di morti. Casati non accetta però che quella parola venga ridotta soltanto ai regimi dell’Est e rivendica soprattutto la tradizione italiana: il PCI, il ruolo nella costruzione della Repubblica, il contributo alla Costituzione e un’identità politica che, secondo lui, può ancora significare lotta alle disuguaglianze e trasformazione sociale.

A ventidue anni ancora comunista

Cruciani insiste soprattutto sull’età di Casati: ventidue anni, università, lavoro come collaboratore giornalista e una scelta politica che per lui appare anacronistica. Gli chiede se creda ancora nel marxismo e torna più volte sull’impossibilità, a suo giudizio, di separare il nome “comunismo” dalle esperienze autoritarie che lo hanno accompagnato nel Novecento. Casati ribatte che la storia è più complessa e che non si può prendere un’unica esperienza e usarla come definizione totale di un movimento politico mondiale. Quando Cruciani gli chiede perché non ammetta semplicemente che “il comunismo è stato una tragedia”, Casati continua a riportare l’attenzione sull’Italia e su ciò che i comunisti italiani avrebbero rappresentato nella vita democratica del Paese. Rivendica inoltre la vitalità della propria organizzazione giovanile e sostiene che molti militanti studino e lavorino normalmente, respingendo l’immagine del giovane comunista che vive fuori dalla realtà.

A complicare il confronto arriva Jonatan da Prato, che si presenta da una posizione praticamente speculare. Attacca i giovani comunisti, ironizza sul fatto che a ventidue anni dovrebbero pensare a lavorare e porta come controesempio la propria esperienza di imprenditore: dice di avere aziende, pagare dipendenti e contributi e considera il comunismo incompatibile con la produzione di ricchezza. Casati replica che studia e lavora e non accetta lezioni sul fatto che un’attività intellettuale o giornalistica non sia un “vero lavoro”. Lo scontro diventa così anche generazionale e sociale: da una parte Jonatan esalta iniziativa privata, impresa e lavoro; dall’altra Casati difende un’identità politica che vede ancora nel conflitto economico e nelle disuguaglianze una ragione per definirsi comunista.

Fascismo contro comunismo

Cruciani torna allora sul nodo storico e chiede ancora a Casati di riconoscere che il comunismo abbia prodotto morte e dittatura, paragonandolo esplicitamente al fascismo. Casati invita invece a mantenere una lettura storica più articolata e sostiene che il suo riferimento non sia l’Unione Sovietica, ma ciò che il comunismo italiano ha fatto e vorrebbe fare in Italia. Jonatan interviene dalla parte opposta e il confronto diventa una collisione tra due identità che Cruciani considera entrambe fuori tempo massimo. Il conduttore chiude infatti dicendo di non aver capito fino in fondo che cosa significhi essere comunisti oggi e che proclamarsi tali gli sembra ormai “ridicolo e senza senso”, esattamente come proclamarsi fascisti.

È proprio a quel punto che Jonatan completa la simmetria dichiarando la propria ammirazione per Benito Mussolini, definito provocatoriamente “Sua Eccellenza” e “grande uomo di Stato italiano”. Casati replica definendolo un criminale e il confronto si chiude tra insulti e accuse reciproche. Il risultato è quasi perfetto per La Zanzara: Cruciani invita un ragazzo di ventidue anni per capire perché qualcuno scelga ancora di definirsi comunista e si ritrova, pochi minuti dopo, con un interlocutore che rivendica Mussolini dall’altra parte del tavolo.

Il blocco ha anche un’appendice completamente diversa, quando Jonatan racconta i problemi proctologici che lo tormentano da circa un mese e il consiglio ricevuto da uno specialista di utilizzare dilatatori anali. Jonatan rifiuta categoricamente la soluzione, racconta di preferire creme, supposte e lavaggi con acqua calda e riesce così a portare la discussione, nel giro di pochi secondi, dal comunismo internazionale alle emorroidi. Una chiusura che cancella definitivamente qualsiasi pretesa accademica del dibattito e lo riporta nel suo habitat naturale: La Zanzara.