The story

Eterno arriva a La Zanzara dopo aver pubblicato un video nel quale brucia una copia del Corano.

Davanti a lui c’è Saif Eddine Abouabid, e questa volta persino Cruciani chiarisce subito la propria posizione: si può criticare l’Islam, attaccarne gli aspetti più controversi e discutere duramente con chi lo professa, ma prendere deliberatamente un testo sacro e dargli fuoco è, per lui, un gesto offensivo e pericoloso.

Eterno non arretra di un millimetro.

Cruciani: «Bruciare il Corano è una cosa gravissima»

Cruciani introduce Eterno ricordando che è un militante di Futuro Nazionale e sottolinea che il Corano rappresenta un testo sacro per un numero enorme di persone.

Il problema, insiste, non è il diritto di criticare una religione.

È il gesto simbolico di prendere il libro e distruggerlo pubblicamente con l’intenzione di comunicare disprezzo.

Cruciani aggiunge anche un altro elemento: una provocazione di questo tipo può mettere in pericolo chi la compie, proprio per le reazioni che può scatenare.

Saif è ancora più duro.

Definisce Eterno un provocatore e sostiene che il rogo del Corano sia soltanto l’ultimo tentativo di ottenere attenzione.

Saif: «Hai alzato l’asticella per andare in hype»

Secondo Saif, prima del video sul Corano Eterno avrebbe già provato a costruire contenuti provocatori sull’Islam.

Ricorda un episodio in cui aveva filmato a Milano due donne con il niqab e interpreta anche quella iniziativa come un tentativo di replicare contenuti simili già diventati virali.

La sua lettura è semplice: non avendo ottenuto l’attenzione sperata, Eterno avrebbe deciso di «alzare l’asticella» bruciando il Corano.

Saif dice perfino di aver invitato le persone vicine a lui a non reagire pubblicamente, proprio per non concedergli ulteriore visibilità.

Eterno respinge completamente questa ricostruzione.

Eterno: «L’Islam dovrebbe essere bandito dall’Italia»

Quando finalmente spiega la propria posizione, Eterno va molto oltre la difesa del video.

Dice di aver bruciato un libro comprato con i propri soldi e che, per lui, quella copia non possiede alcun valore sacro.

Poi arriva alla tesi politica centrale del suo intervento:

secondo Eterno, l’Islam non dovrebbe essere consentito in Italia.

Sostiene che la religione islamica sia incompatibile con lo Stato italiano e arriva a immaginare apertamente un Paese nel quale non venga praticata.

Saif lo incalza sulla sua conoscenza dell’Islam, degli accordi con lo Stato e della materia religiosa, accusandolo di parlare di argomenti che non conosce.

Il confronto degenera rapidamente in insulti reciproci.

Lo scontro sull’immigrazione e sull’appartenenza

A un certo punto il litigio passa anche sul piano personale.

Eterno contesta a Saif la possibilità di intervenire sul tema dell’Italia e dell’Islam, mentre Saif ribatte che è paradossale sentirsi dire di “tornare a casa” da qualcuno che trasforma una discussione religiosa in una questione di appartenenza nazionale.

Cruciani prova a riportare il confronto sul punto iniziale.

Fa notare a Eterno che una cosa è sostenere, per quanto radicalmente, che l’Islam sia incompatibile con l’Italia; altra cosa è bruciare fisicamente il testo sacro di quella religione.

Eterno continua però a non vedere una differenza sostanziale.

«Non chiedo scusa»

Alla domanda diretta, Eterno risponde senza esitazioni:

non ha intenzione di chiedere scusa.

Rivendica il gesto come una manifestazione della propria libertà di espressione e sostiene che avrebbe la stessa indifferenza davanti a qualcuno che decidesse di bruciare una Bibbia.

Saif non accetta il parallelismo e continua a sostenere che Eterno non abbia prodotto una critica dell’Islam, ma soltanto una provocazione studiata per ottenere attenzione.

Il punto di rottura diventa definitivo quando Eterno dichiara che in un’Italia senza musulmani si vivrebbe meglio e arriva perfino a rimpiangere che le Crociate non siano state portate fino in fondo.

Le minacce dopo il video

Nella parte finale viene affrontato anche quello che è successo dopo la pubblicazione del filmato.

Eterno racconta di aver ricevuto messaggi contenenti minacce, comprese frasi che gli augurano aggressioni e morte.

Su questo Cruciani è netto: qualunque giudizio si possa dare sul rogo del Corano, le minacce sono gravi e non possono essere giustificate.

Allo stesso tempo continua a considerare il gesto di Eterno una provocazione pesantissima.

Lo scontro si chiude così senza alcuna retromarcia.

Saif Eddine Abouabid vede nel rogo del Corano una provocazione costruita contro una comunità religiosa e finalizzata soprattutto alla visibilità.

Eterno, invece, rivendica fino alla fine di aver esercitato una libertà personale e trasforma il gesto in una posizione politica ancora più radicale: non soltanto critica dell’Islam, ma richiesta di escluderne la pratica dall’Italia.