Recap

La puntata del 5 ottobre 2026 si apre ancora una volta sul terreno preferito di Giuseppe Cruciani: sicurezza, immigrazione e legittima difesa.

Il primo bersaglio è Richard Gere, del quale vengono riprese alcune dichiarazioni critiche nei confronti della gestione italiana dei migranti, dei CPR e dei centri in Albania. Cruciani respinge completamente la lezione dell’attore americano e lo invita, in sostanza, a non occuparsi della politica migratoria italiana.

Subito dopo si torna al tema dei furti in abitazione.

Segusino e la legge Cruciani-Giordano

Cruciani cita il caso di Segusino, in provincia di Treviso, dove secondo la ricostruzione fatta in trasmissione alcuni residenti sarebbero scesi in strada dopo una serie di intrusioni e furti, costringendo alcuni sospetti a fuggire verso il bosco.

Per Cruciani è l’ennesima conferma che la sua proposta insieme a Mario Giordano stia intercettando un sentimento diffuso.

Ribadisce quindi i principi della cosiddetta legge Cruciani-Giordano: chi entra illegalmente in una casa, un negozio o un ufficio dovrebbe perdere ogni tutela nei confronti della reazione del proprietario; inoltre, in caso di morte del rapinatore, i familiari non dovrebbero poter ottenere risarcimenti.

È la linea politica sostenuta dal conduttore in trasmissione, non una legge in vigore. :chatgpt-content-reference{index="0"}

De Luca e la sicurezza “della povera gente”

Cruciani trova poi un alleato inatteso in Vincenzo De Luca.

Riprende alcune sue dichiarazioni secondo cui la sicurezza sarebbe soprattutto un problema delle fasce popolari, mentre chi dispone di maggiori risorse economiche può proteggersi più facilmente, vivere in quartieri più tranquilli e spostarsi con mezzi privati.

Cruciani approva apertamente quella lettura e insiste sul fatto che la criminalità di strada, il degrado, lo spaccio e le bande giovanili colpiscano soprattutto chi non ha strumenti economici per evitarli.

Il confronto con Parenzo resta acceso: per quest’ultimo il linguaggio utilizzato da Cruciani rischia continuamente di trasformare problemi reali di sicurezza in generalizzazioni politiche contro gli immigrati.

Vicenza, “maranza” e rimigrazione

La discussione passa quindi a Vicenza, dove in trasmissione si parla di disordini e scontri tra gruppi di giovani.

Cruciani prende di mira in particolare un rapper citato durante la puntata, accusato di aver evocato come modello le rivolte francesi.

La sua posizione è radicale: se una persona straniera senza cittadinanza italiana incita a rivolte e partecipa a disordini, dovrebbe essere espulsa o “rimigrata” nel Paese d’origine.

Parenzo definisce questa impostazione demagogica e contesta il passaggio automatico dall’opinione provocatoria alla richiesta di espulsione.

Cruciani insiste invece sul principio: chi vive in Italia senza essere cittadino e contribuisce a creare disordini, secondo lui, dovrebbe perdere il diritto a restare.

Il botta e risposta si intreccia nuovamente con la sicurezza nei quartieri popolari e con le parole di De Luca, che Cruciani continua a indicare come esempio di una sinistra capace di utilizzare finalmente un linguaggio duro sull’ordine pubblico. :chatgpt-content-reference{index="1"}

Dal dibattito politico all’Ambasciata Topina

Dopo il lungo blocco centrale della puntata, escluso da questo articolo, a 1:19:30 cambia completamente scenario.

Arriva Elisa Bigi, pedagogista e fondatrice dell’Ambasciata Topina, un progetto dedicato al recupero e alla tutela dei topi.

Bigi si definisce antispecista e chiarisce subito la propria posizione: topo, cane, gatto ed essere umano sono differenti, ma per lei ogni vita merita lo stesso rispetto nei diritti fondamentali, come libertà e protezione dallo sfruttamento.

Arriva perfino a dire che i propri figli e un topo dovrebbero godere degli stessi diritti fondamentali sotto questo profilo.

Cruciani resta incredulo.

Topi da laboratorio, ratti e “topicidi”

Il confronto entra nel merito di ciò che fa concretamente l’Ambasciata Topina.

Bigi racconta di accogliere topi provenienti anche dalla sperimentazione animale, quando gli animali sopravvissuti possono essere affidati all’esterno, oltre a esemplari destinati in precedenza a diventare cibo vivo per rettili.

Difende anche i ratti e contesta l’idea che siano animali intrinsecamente “sporchi” o cattivi: secondo lei cercano semplicemente cibo negli ambienti creati dall’uomo.

Parlando di derattizzazione, propone soluzioni non letali e cita la menta piperita come sostanza che, a suo dire, può disturbare l’olfatto dei roditori e allontanarli.

Quando Cruciani le chiede se uccidere un topo sia assimilabile a un omicidio, Bigi corregge il termine: non “omicidio”, ma “topicidio”, cioè comunque l’uccisione di una vita. :chatgpt-content-reference{index="2"}

L’Ambasciata Topina

Il cuore del progetto è però l’accoglienza.

Bigi spiega di ospitare i topi, filmarli, fotografarli e raccontarli sui social. Alcuni arrivano da laboratori, altri vengono recuperati da associazioni.

Parenzo, inizialmente silenzioso, ascolta con curiosità e si concentra soprattutto sull’impegno necessario per portare avanti una struttura del genere.

Bigi chiarisce che si tratta del suo lavoro e della sua attività quotidiana.

Ma il passaggio più surreale deve ancora arrivare.

Le anime dei topi morti

L’Ambasciata Topina comprende anche un progetto dedicato alle “Anime Topine”.

Bigi invita le persone a inviare nomi da attribuire simbolicamente ai topi morti durante la sperimentazione. Dice di aver già ricevuto centinaia di proposte.

L’idea parte dalla convinzione personale che tutti gli esseri viventi abbiano un’anima, compresi i topi.

Ha inoltre ricavato uno spazio fisico dedicato al ricordo di questi animali, nel quale i nomi ricevuti vengono trascritti su piccoli elementi stilizzati.

Cruciani alterna incredulità e curiosità, mentre Parenzo riconosce almeno la passione con cui Bigi porta avanti il progetto.

La puntata si chiude così lontanissima dalla politica con cui era iniziata: dalle espulsioni, dalla legittima difesa e dalla criminalità si arriva ai topi da laboratorio, all’antispecismo e a un memoriale per le loro anime.

È La Zanzara: nello stesso programma possono convivere la legge Cruciani-Giordano e l’Ambasciata Topina senza che nessuno trovi la transizione particolarmente strana.