The story

Ali Scek Nur torna a La Zanzara per una telefonata che parte dalla cittadinanza italiana e nel giro di pochi minuti travolge praticamente tutto: integrazione, lingua, religione, antisemitismo, David Parenzo e perfino Mario Giordano.

Il caso è quello del sindaco di Cadoneghe Marco Schiesaro. Secondo la ricostruzione proposta in trasmissione, una donna di origine marocchina, residente in Italia da circa quindici anni, si sarebbe presentata davanti al sindaco durante l’ultima fase del percorso per ottenere la cittadinanza mostrando grosse difficoltà nel parlare italiano. L’iter sarebbe stato quindi fermato.

Cruciani si schiera apertamente con il sindaco: per lui, se una persona non conosce sufficientemente l’italiano, è legittimo bloccare il procedimento. Ma ciò che lo manda davvero su tutte le furie sono le parole utilizzate da Scek Nur sui social.

«Canaglia e vigliacco»

Prima del collegamento vengono riascoltati alcuni passaggi della diretta di Scek Nur. Il suo giudizio sul sindaco è violentissimo: parla di una speranza sottratta alla donna, lo definisce “canaglia” e “vigliacco” e utilizza anche altri insulti pesanti.

Per Scek Nur quella donna avrebbe affrontato per anni il percorso necessario per diventare cittadina italiana e il comportamento del sindaco avrebbe trasformato l’ultimo passaggio in uno strumento di esclusione.

Cruciani la vede esattamente al contrario. Appena lo raggiunge telefonicamente gli chiede di scusarsi con Marco Schiesaro, sostenendo che il sindaco abbia semplicemente svolto il proprio ruolo e che gli insulti siano ingiustificabili.

La risposta è immediata: Scek Nur non intende scusarsi.

«La cittadinanza è uno strumento inclusivo»

Il punto politico della telefonata arriva quando Scek Nur sintetizza la propria posizione: la cittadinanza, sostiene, deve essere uno strumento inclusivo e non esclusivo.

Rivendica inoltre la propria identità italiana e utilizza la sua storia personale per attaccare Cruciani e Parenzo. Richiama il principio dell’accoglienza dello straniero, con riferimenti religiosi al dare da mangiare a chi ha fame, vestire chi è nudo e accogliere chi arriva da fuori.

Cruciani continua però a riportarlo alla domanda iniziale: se una persona non conosce l’italiano, perché il sindaco avrebbe sbagliato a fermare il percorso?

Scek Nur rifiuta quella impostazione e contesta anche il peso attribuito al sindaco nella procedura, sostenendo che la cittadinanza venga formalmente concessa attraverso altre istituzioni dello Stato. Ma la discussione giuridico-amministrativa dura pochissimo: il confronto precipita quasi subito negli insulti.

Lo scontro con Parenzo e l’espressione antisemita

Nel caos della telefonata Scek Nur rivolge a Parenzo anche un’espressione antisemita. Cruciani reagisce immediatamente, la definisce inaccettabile e lo accusa apertamente di antisemitismo.

Da quel momento la discussione sulla cittadinanza si intreccia con Israele e con la recente commozione dichiarata da Parenzo durante il discorso di Benjamin Netanyahu all’ONU. Scek Nur lo attacca per la sua posizione su Israele, mentre Parenzo torna a difendere il significato del proprio commento all’intervento del premier israeliano.

È uno dei momenti in cui la telefonata perde completamente il binario iniziale: dal requisito linguistico per la cittadinanza si passa alla Torah, all’identità religiosa dei conduttori, all’accoglienza cristiana e alla politica israeliana.

«Chiamatemi Mario Giordano»

Poi entra in scena, senza essere presente, Mario Giordano.

Scek Nur comincia a chiedere ripetutamente che venga chiamato il giornalista, rivolgendogli a sua volta pesanti attacchi personali. Cruciani tenta di capire che cosa c’entri Giordano con il caso Schiesaro, senza ottenere una spiegazione realmente lineare.

La situazione diventa surreale: Scek Nur pretende di parlare con Giordano, Cruciani scherza sull’idea di telefonargli davvero e la questione della cittadinanza scompare quasi completamente sotto una valanga di provocazioni reciproche.

Quando i conduttori provano per l’ennesima volta a riportarlo sulle scuse al sindaco, Scek Nur ribadisce il proprio rifiuto. Dice di non vergognarsi delle parole pronunciate e sfida sostanzialmente Schiesaro a querelarlo se ritiene di essere stato diffamato.

Nessuna retromarcia

Il confronto termina quindi senza alcun avvicinamento tra le posizioni. Cruciani sostiene che Marco Schiesaro abbia fatto il proprio dovere e che Scek Nur debba chiedergli scusa. Scek Nur considera invece quel comportamento una forma di esclusione e non ritira gli insulti.

Il tema di partenza resta serio: quanto deve pesare la conoscenza della lingua italiana nel percorso verso la cittadinanza e quale ruolo deve avere l’integrazione linguistica?

Ma alla Zanzara la discussione dura il tempo necessario perché tutto esploda: cittadinanza, Islam, ebraismo, Netanyahu, accoglienza, Mario Giordano e insulti finiscono dentro la stessa telefonata. E Ali Scek Nur, alla richiesta finale di inginocchiarsi e chiedere scusa al sindaco, risponde esattamente come aveva iniziato: nessun passo indietro.