L’articolo
Francesco Caruso torna a La Zanzara con una missione: chiudere una volta per tutte la guerra nazionale su carta igienica, bidet, dito e pulizia dell’ano. Il proctologo, specialista in chirurgia dell’apparato digerente, arriva però anche con una piccola grana professionale: racconta di essere stato segnalato all’Ordine dei medici per il linguaggio particolarmente diretto usato nei suoi video social.
Tra le frasi finite sotto osservazione ce n’è una che sintetizza perfettamente il personaggio: i pazienti, racconta Caruso, gli vogliono bene “finché” non arriva il momento della visita proctologica. Cruciani trova surreale che proprio un medico che si occupa quotidianamente dell’ano venga contestato per l’uso di parole popolari e poco formali.
Carta igienica sì o no?
Il punto centrale resta però quello che divide ormai da giorni medici, ascoltatori e conduttori: la carta igienica va usata oppure no?
Caruso mantiene la posizione già espressa nelle precedenti apparizioni. Secondo lui, nelle persone che non presentano particolari problemi del canale anale, sarebbe preferibile evitare lo sfregamento con la carta e passare direttamente al lavaggio.
Cruciani confessa invece di fare esattamente il contrario: usa molta carta, sfrega energicamente e insiste finché non considera la zona sufficientemente pulita.
Caruso spiega che proprio uno sfregamento troppo vigoroso può provocare irritazioni e microlesioni.
La carta, inoltre, può inumidirsi, arricciarsi attorno ai peli e contribuire alla formazione dei famigerati “tarzanelli”, altro argomento ormai diventato materia di studio ufficiale della trasmissione.
Il problema del soiling
Caruso introduce quindi un termine medico che entusiasma immediatamente lo studio: soiling.
Si tratta, nella sua spiegazione, della fuoriuscita o permanenza di residui fecali dopo l’evacuazione. Una persona può continuare a pulirsi con la carta e trovarla ancora sporca perché una parte del materiale rimane nel canale anale e viene espulsa successivamente.
È soprattutto in questi casi, sostiene il medico, che l’igiene anale deve diventare più accurata.
Caruso ribadisce che per alcuni pazienti può essere utile una pulizia più profonda, anche attraverso prodotti specifici e, in determinate situazioni, una delicata pulizia digitale.
Cruciani gli ricorda però che altri specialisti intervenuti a La Zanzara avevano sostenuto quasi l’opposto, sconsigliando l’inserimento del dito e difendendo il normale utilizzo della carta igienica.
La conclusione del conduttore è inevitabile: se perfino sulla pulizia del deretano la “scienza” discute, come si fa a pretendere certezze assolute su tutto il resto?
Caruso visita Cruciani
A quel punto la teoria non basta più.
Cruciani vuole sapere se anni di sfregamenti aggressivi abbiano lasciato conseguenze e si sottopone a una visita proctologica con Caruso, effettuata fuori dallo studio in un ambiente separato.
Al ritorno arriva il referto.
Il medico riferisce innanzitutto una lieve irritazione. Quanto ai residui, la situazione sarebbe meno drammatica del previsto.
Poi però aggiunge due elementi più interessanti: gli esiti di vecchie fistole perianali e soprattutto la presenza di una ragade anale.
Cruciani cambia immediatamente tono.
Vuole sapere cosa significhi, quanto sia grave e come possa evolvere.
Caruso lo tranquillizza: descrive la ragade come una piccola fissurazione, una ferita del canale anale, e nel caso di Cruciani collega il problema probabilmente proprio al continuo sfregamento.
Il conduttore precisa di non avvertire dolore e si stupisce che il medico abbia trovato qualcosa che lui non aveva mai percepito.
«Probabilmente lo sfregamento»
Il sospetto di Caruso è quindi molto semplice: l’abitudine di Cruciani di utilizzare la carta in maniera particolarmente energica potrebbe aver contribuito alla piccola lesione riscontrata.
Il medico gli consiglia una corretta evacuazione e una migliore igiene della zona.
Il risultato è che l’intera inchiesta della Zanzara sulla carta igienica produce finalmente una vittima certificata: Giuseppe Cruciani e la sua ragade.
Non abbastanza grave da creare allarmi, ma sufficiente per riaccendere la battaglia tra fazione della carta e fazione dell’acqua.
Anoscopio e rettoscopio
Caruso non arriva però a mani vuote.
Porta con sé alcuni degli strumenti utilizzati normalmente nelle visite proctologiche e li mostra in diretta.
Il primo è l’anoscopio, utilizzato per osservare il canale anale e individuare eventuali lesioni. Cruciani nota immediatamente la somiglianza con un sex toy, mentre Caruso prova a riportare il discorso su binari strettamente medici.
Viene quindi mostrato anche il rettoscopio, più lungo, destinato a osservare zone più profonde del retto.
Caruso spiega che il retto misura indicativamente una quindicina di centimetri e che l’esame deve essere eseguito con estrema delicatezza.
Da qui il confronto scivola inevitabilmente sulle pratiche sessuali anali e sulle battute di Parenzo, che rivendica per il proprio fondoschiena il “senso unico”.
Anche la posizione sul water conta
Un ascoltatore propone infine un altro sistema: utilizzare uno sgabello sotto i piedi per sollevare le ginocchia e assumere una postura simile a quella accovacciata.
Su questo Caruso conferma.
Portare le ginocchia sopra la linea delle anche può facilitare l’evacuazione e rendere più naturale la posizione.
Non risolve necessariamente il soiling, precisa, ma può favorire la fuoriuscita delle feci.
Dopo settimane di carta igienica, bidet, dita, asciugamani e teorie opposte, la Zanzara ottiene quindi almeno due certezze.
La prima: la posizione accovacciata può aiutare.
La seconda è molto più importante: Cruciani ha una ragade anale.













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