Il riepilogo
La puntata del 7 ottobre 2026 parte inevitabilmente dall’anniversario dell’attacco di Hamas contro Israele.
Cruciani ricorda le vittime, gli ostaggi e il massacro al festival Nova e attacca duramente quella parte del movimento filopalestinese che, secondo lui, continua a descrivere il 7 ottobre come “resistenza”, “reazione” o semplice conseguenza del contesto precedente. Parenzo si associa nella condanna e accusa chi manifesta senza dedicare la stessa attenzione alle vittime israeliane.
Nel corso delle telefonate ricompaiono anche teorie secondo cui i servizi israeliani avrebbero deliberatamente lasciato accadere l’attacco. Cruciani e Parenzo le contestano apertamente.
Maiale nelle mense e proteste francesi
Il secondo fronte è Piacenza, dove in trasmissione si discute dell’eliminazione di alcuni piatti a base di carne di maiale dalle mense scolastiche.
Cruciani non accetta l’idea di rinunciare a lonza, coppa e prosciutto per adattare il menù alle esigenze religiose di una parte degli studenti. Parenzo propone invece una soluzione differente: mantenere il maiale per chi lo vuole e offrire contemporaneamente menù alternativi, compresi quelli adatti ai bambini musulmani.
Subito dopo torna Ilaria Salis, criticata da Cruciani per aver descritto le proteste francesi come una speranza per il Paese. Per il conduttore, davanti a incendi, devastazioni e scontri con la polizia non si può parlare semplicemente di giovani che “lottano”.
Parenzo riconosce la gravità delle violenze, ma nel dibattito viene riportata anche la tesi secondo cui la repressione avrebbe colpito in modo eccessivo gli studenti.
Venezia e legge Cruciani-Giordano
Altro bersaglio sono le borseggiatrici di Venezia.
Cruciani riprende notizie di commesse minacciate e aggredite e chiede come sia possibile che in una città turistica di quel livello non si riesca a contrastare più efficacemente il fenomeno.
Ritorna inevitabilmente anche la legge Cruciani-Giordano. Alcuni ascoltatori provano persino a riscriverla in termini più giuridici, parlando di una scriminante molto ampia per chi reagisce a un’intrusione nella proprietà privata.
Cruciani continua a precisare che la proposta non dovrebbe trasformarsi in una licenza per organizzare omicidi o vendette personali: il principio, nella sua intenzione, resta quello di proteggere chi reagisce a un ingresso criminale in casa, ufficio o negozio.
Omar Ramo e il blocco della Milano-Meda
A 45:54 entra Omar Ramo, rapper italiano di origini marocchine.
Il motivo è il video musicale realizzato bloccando per alcuni minuti la Milano-Meda.
Ramo definisce quanto accaduto una bravata e, in parte, una “performance”. Precisa che il blocco sarebbe durato circa quattro o cinque minuti e sostiene che sul posto molti automobilisti fossero più incuriositi che furiosi.
Cruciani contesta però il principio: una strada pubblica non può diventare un set semplicemente perché un artista decide di girare un video.
Il caso ha avuto conseguenze soprattutto per Bratan, l’amico moldavo di Omar, al quale sarebbe stato revocato il permesso di soggiorno con successiva espulsione.
Ramo giudica la misura sproporzionata. Descrive Bratan come una persona presente in Italia da molti anni, con lavoro, mutuo e famiglia, e sostiene che una condotta del genere non dovrebbe cancellare tutto il percorso precedente.
Cruciani la pensa al contrario: se una persona vive in Italia con permesso di soggiorno, dice, deve sapere che comportamenti del genere possono avere conseguenze molto più pesanti.
Parenzo, invece, considera l’espulsione eccessiva rispetto alla gravità concreta del blocco stradale.
Gio Urso entra a gamba tesa
A 53:23 torna Gio Urso, che non ha alcuna intenzione di usare sfumature.
La sua prima reazione è brutale: immagina cosa sarebbe successo se fosse rimasto bloccato in auto con un familiare che aveva bisogno di raggiungere urgentemente un ospedale.
Per lui l’espulsione di Bratan è giusta e, anzi, bisognerebbe andare molto oltre.
Attacca anche Omar, sostenendo che una persona con genitori marocchini non possa essere considerata “100% italiana”, nonostante Omar sia nato in Italia e sia cittadino italiano. Arriva provocatoriamente a parlare di rimigrazione anche per lui.
Omar gli risponde accusandolo di qualunquismo di destra e ribadendo che il proprio errore non giustifica una lettura etnica della vicenda.
Urso propone inoltre il ritiro della patente per chi ha partecipato al blocco e ridicolizza la definizione di “performance”: per lui si tratta semplicemente di un comportamento che ha danneggiato persone normali dirette al lavoro.
Mollo e la legge da tatuarsi
Prima di lasciare il centro della scena, Gio Urso torna anche sulla legittima difesa.
Dice di voler addirittura tatuarsi la legge Cruciani-Giordano e sostiene che se qualcuno entrasse in casa sua mentre è con la famiglia non avrebbe dubbi sulla necessità di reagire.
Sul caso Roberto Mollo arriva a dire che gli darebbe una medaglia e perfino una posizione istituzionale.
È la versione più estrema del fronte pro-legittima difesa che attraversa ormai da giorni la trasmissione.
Daniela Martani contro Gio Urso
A 1:09:37 arriva Daniela Martani e lo scontro cambia completamente genere.
Si parte dalla vita sentimentale. Martani racconta di non avere rapporti sessuali dal 2022 e spiega semplicemente di non trovare persone che la attraggano.
Urso la provoca immediatamente e collega provocatoriamente la sua astinenza al suo stile di vita e alle sue convinzioni animaliste.
La discussione passa anche all’uso di piccoli sex toy, alla componente emotiva del sesso e alla convinzione di Martani che nei primi appuntamenti debba essere l’uomo a pagare la cena.
Urso considera questa posizione contraddittoria rispetto alle battaglie femministe e paritarie e la attacca con il solito linguaggio iperbolico.
I topi valgono quanto gli esseri umani?
Il vero confronto arriva però con l’animalismo.
Dopo l’intervento dei giorni precedenti dell’Ambasciata Topina, Martani difende apertamente i topi e sostiene che ogni essere vivente abbia diritto alla vita.
Messa davanti a una serie di alternative provocatorie, arriva a sostenere che la vita di un topo abbia lo stesso valore fondamentale di quella di un essere umano.
Cruciani e Parenzo insistono sulle malattie trasmesse dai roditori e sulle necessità delle derattizzazioni; Martani ribatte che l’essere umano non può arrogarsi automaticamente il diritto di eliminare una specie soltanto perché la considera sgradevole o inferiore.
Per lei i topi sono animali intelligenti, possono essere domestici e non devono essere sterminati semplicemente perché provocano repulsione.
Cacciatori contro topi
Il finale diventa uno scontro sulla caccia.
Martani definisce duramente i cacciatori e sostiene che chi uccide animali indifesi non abbia alcuna superiorità morale rispetto agli animali che considera infestanti.
Cruciani difende invece la caccia, in particolare quella al cinghiale.
Gio Urso chiude il cerchio dichiarando di amare la caccia e descrivendo con entusiasmo il momento in cui si prende la mira e si colpisce l’animale.
Martani reagisce accusando i cacciatori di violenza gratuita.
La puntata si chiude quindi a distanza siderale da dove era cominciata: dal 7 ottobre, Israele e Hamas alla Milano-Meda, dalla rimigrazione alla legittima difesa, per finire davanti alla domanda definitiva della serata: vale di più un topo o un cacciatore?













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