Il riepilogo

La puntata del 19 ottobre 2026 è quasi interamente dominata dalle immagini degli scontri avvenuti nelle città italiane e dalla domanda che accompagnerà tutta la trasmissione: quanto può essere giustificata la violenza quando nasce da una protesta contro caro vita, precarietà e disuguaglianze?

Giuseppe Cruciani parte da Milano e non concede attenuanti a chi ha devastato negozi, mezzi pubblici e arredi urbani o aggredito le forze dell’ordine. Contesta soprattutto politici, commentatori e personaggi pubblici che, a suo giudizio, spostano immediatamente l’attenzione dalle violenze alle cause sociali della protesta.

Vengono riprese dichiarazioni di Alessandro Gassmann, Ilaria Salis, Lorenzo Pacini e altri esponenti o voci dell’area progressista. Cruciani attacca anche Marracash per le sue considerazioni sulla rabbia popolare e contrappone a quelle posizioni l’immagine del funzionario di polizia Angelo De Simone, mostrato con il volto insanguinato dopo essere stato colpito durante gli scontri.

Parenzo concorda sulla necessità di distinguere le manifestazioni pacifiche dagli episodi criminali e sostiene che chi saccheggia o aggredisce la polizia debba essere trattato semplicemente come un criminale, indipendentemente dall’origine sociale o familiare.

La piazza, la polizia e la rabbia sociale

Le telefonate fanno immediatamente esplodere il tema.

Aiman, giovane di origine marocchina, racconta di essere stato alle manifestazioni e sostiene che la polizia abbia effettuato cariche indiscriminate. Cruciani gli contesta duramente la tendenza a comprendere o giustificare chi distrugge vetrine e negozi.

Altri ascoltatori invocano invece una risposta ancora più dura delle forze dell’ordine, tra manganelli, idranti e proiettili di gomma.

La trasmissione diventa così una battaglia permanente tra due letture: da una parte chi vede soprattutto criminalità e saccheggi, dall’altra chi considera quegli episodi una conseguenza di tensioni economiche e sociali molto più profonde.

Francesco Sciortino contro il capitalismo

A 47:25 arriva Francesco Sciortino, insegnante precario di 34 anni e rappresentante di un movimento anticapitalista.

Cruciani lo provoca immediatamente: come può dichiararsi anticapitalista vivendo dentro una società capitalista, usando un conto corrente e un bancomat?

Sciortino considera l’obiezione priva di senso. Per lui vivere all’interno di un sistema non significa essere obbligati ad approvarlo. Dice di volere una società con meno sfruttamento, maggiore uguaglianza e condizioni di vita dignitose per lavoratori e persone in difficoltà.

Lo scontro passa dal mercato del lavoro alla casa.

Sciortino sostiene che l’abitazione debba essere considerata un diritto fondamentale e richiama diversi articoli della Costituzione. Cruciani lo incalza sulla proprietà privata: cosa dovrebbe accadere a chi possiede dieci case?

Sciortino distingue tra il piccolo proprietario e chi accumula immobili a fini speculativi. Nel secondo caso sostiene che lo Stato dovrebbe poter intervenire anche in maniera molto forte quando la concentrazione della proprietà contribuisce all’emergenza abitativa.

Le violenze sono una conseguenza?

Il passaggio più duro arriva quando Cruciani gli chiede di condannare senza esitazioni le devastazioni.

Sciortino evita una lettura semplicistica. Dice che la violenza non è auspicabile, ma interpreta ciò che accade nelle piazze come la conseguenza di persone portate allo stremo da precarietà, salari, affitti e condizioni economiche.

Arriva a sostenere che una vetrina distrutta può almeno costringere politica e media a parlare di problemi altrimenti ignorati.

Cruciani reagisce accusandolo di giustificare chi saccheggia negozi e colpisce i poliziotti. Sciortino insiste invece sulla necessità di guardare alle cause prima che agli effetti.

Lo scontro diventa il filo conduttore anche della seconda metà della puntata.

Frank e Alex Theory: «Bisogna avere voglia di lavorare»

A 1:02:10 entrano Frank e Alex Theory, imprenditori nel settore delle palestre e del marketing, già ospiti della trasmissione.

La distanza da Sciortino è totale.

Frank e Alex sostengono che in Italia esistano aziende alla continua ricerca di personale e portano esempi di camerieri e operai che, secondo loro, possono raggiungere stipendi dignitosi lavorando otto ore al giorno.

Per Sciortino questa visione ignora lavoro nero, salari bassi, precarietà e sfruttamento. Essere insoddisfatti del proprio stipendio, sostiene, non significa non avere voglia di lavorare: può significare anche battersi affinché quella professione venga retribuita meglio.

I Theory rispondono con la loro filosofia: se un lavoro paga troppo poco, bisogna cambiare, acquisire competenze, produrre risultati e smettere di aspettare che sia il sistema a risolvere i problemi.

Il confronto degenera quando il discorso si sposta anche sull’aspetto fisico di Sciortino. Frank e Alex utilizzano il suo sovrappeso come esempio della loro idea di disciplina personale. Sciortino considera l’attacco meschino e completamente estraneo al merito politico del confronto.

Manifestare è sacrosanto, rubare è un crimine

Sul tema degli scontri Frank e Alex assumono una posizione opposta a Sciortino.

Per loro manifestare è legittimo, ma nel momento in cui una persona entra in un negozio e porta via della merce commette semplicemente un furto. Nessun contesto sociale, sostengono, trasforma un saccheggio in un gesto politico.

Chiedono inoltre una risposta più decisa da parte delle forze dell’ordine, con idranti, manganelli e strumenti capaci di proteggere cittadini e commercianti.

Sciortino continua invece a contestare una lettura nella quale tutto viene ridotto al singolo atto illegale senza interrogarsi sul contesto che ha generato la protesta.

Francesca Bubba e le «vetrine che si riparano»

A 1:18:05 entra Francesca Bubba e il confronto si riaccende.

Bubba critica l’enorme attenzione dedicata alle devastazioni rispetto alle ragioni per cui studenti e lavoratori sono scesi in piazza. Il suo punto è che una famiglia incapace di arrivare a fine mese rappresenta una forma di violenza sociale più grave di una vetrina rotta.

Una giovane ascoltatrice, Omi, racconta di aver partecipato direttamente alla manifestazione e di aver anche lanciato sassi. In studio le viene ricordato che manifestare è lecito mentre tirare oggetti e devastare beni costituisce un’altra cosa.

Bubba elogia però il coraggio di una generazione che, secondo lei, ha deciso di ribellarsi e arriva a definire le vetrine distrutte un “effetto collaterale” di problemi molto più profondi.

Cruciani le chiede chi debba pagare negozi, pensiline e mezzi danneggiati. Lei ribalta la domanda: chi paga il prezzo degli stipendi insufficienti, degli affitti troppo alti e delle famiglie in difficoltà?

Frank Theory replica che trasformare il saccheggio di un negozio in un simbolo anticapitalista è una costruzione ideologica: chi entra per prendere un paio di scarpe, sostiene, sta semplicemente rubando.

La puntata termina esattamente dove era iniziata.

Per Cruciani e i Theory manifestare è un diritto, devastare è criminalità. Per Sciortino e Bubba, pur con sfumature diverse, fermarsi alla vetrina rotta significa ignorare una rabbia economica e sociale che viene da molto più lontano.