Il riepilogo

La puntata del 21 ottobre 2026 riparte ancora una volta dagli scontri di Milano, diventati ormai il terreno sul quale Giuseppe Cruciani e David Parenzo misurano quasi ogni altro argomento politico. Cruciani torna sul caso del funzionario di polizia Angelo De Simone, ferito durante le proteste, e attacca duramente Ilaria Salis per non avere espresso la solidarietà che lui le aveva chiesto. Il dibattito si allarga all’ipotesi di mandare centinaia di militari a Milano, ai poteri da attribuire loro e alle proposte più dure arrivate dalla politica, compreso l’utilizzo dei cani nelle manifestazioni e l’idea di colpire alle gambe chi aggredisce le forze dell’ordine. Parenzo condivide la necessità di difendere la polizia, ma prende le distanze dalle soluzioni più estreme e dalla trasformazione dell’ordine pubblico in una prova di forza permanente.

Milano, repressione e il ritorno dell’“uomo forte”

Negli editoriali Cruciani continua il suo personale elenco di chi, a suo giudizio, minimizza o giustifica la violenza di piazza. Nel mirino finiscono dichiarazioni attribuite a Willy Peyote, Sandro Ruotolo e altri esponenti del mondo politico e culturale che insistono sulle cause sociali della rabbia. Lo scontro con Parenzo ruota ancora attorno allo stesso punto: fino a dove può spingersi lo Stato per fermare saccheggi e aggressioni? L’ipotesi dei militari viene accolta favorevolmente da entrambi come deterrente, ma Parenzo contesta l’idea di trasformarli in agenti di polizia. Cruciani, invece, insiste sul fatto che una presenza senza poteri reali rischierebbe di ridursi a una semplice scenografia.

La discussione tocca anche la proposta di utilizzare cani per intimidire i manifestanti e alcune dichiarazioni che invocano reazioni fisiche molto dure contro chi aggredisce gli agenti. Qui Parenzo segna una linea più netta: cariche e manganelli possono diventare necessari in determinate circostanze, ma trasformare deliberatamente la punizione fisica nell’obiettivo dell’intervento è un’altra cosa. Intanto dagli ascoltatori continuano ad arrivare richieste di repressione più forte, modelli autoritari e perfino l’idea dell’“uomo forte al comando”, mentre Cruciani usa il caos delle telefonate per alimentare il confronto tra sicurezza e libertà.

Mimmo Blaze, dal lavoro alle rivolte

A 32:30 torna Mimmo Blaze, questa volta presentato come un uomo che avrebbe abbandonato lo spaccio e trovato un lavoro stabile a Roma. La sua storia viene inizialmente trattata come un percorso di riscatto: dopo il CPR di Gradisca e un passato da spacciatore, Mimmo racconta di lavorare ogni giorno e ringrazia la trasmissione per averlo aiutato a cambiare vita. Anna da Roma, però, non gli concede nessun credito e sostiene che chi arriva in Italia debba rispettare le regole senza pretendere nulla.

Il clima cambia quando Mimmo parla dei documenti e arriva a minacciare provocatoriamente un ritorno allo spaccio e alle devastazioni se lo Stato non regolarizzerà lui e altri nella sua situazione. Dice inoltre di essere contento per quanto accaduto a Milano e auspica che le proteste si ripetano con maggiore intensità, sostenendo che i giovani abbiano scelto di spaccare le vetrine perché per anni non sarebbero stati ascoltati. Cruciani e Parenzo reagiscono duramente, contestandogli apertamente l’incitamento alla violenza.

Anna lo attacca anche per il consumo quotidiano di cannabis, mentre Mimmo continua a difendere il proprio percorso lavorativo e a dire di volere soprattutto i documenti necessari per vivere e contribuire al Paese. Prima di lasciare lo studio riesce però ad alzare ulteriormente il livello della provocazione, attribuendo alla ’ndrangheta capacità imprenditoriali tali da poter perfino aiutare l’economia italiana. A quel punto anche l’iniziale racconto di riscatto personale lascia spazio alla consueta anarchia zanzarosa.

Sansonetti: abolire confini e militari

A 42:17 entra Piero Sansonetti e il discorso cambia tono, pur restando legato a libertà, ordine pubblico e immigrazione. Sansonetti ribadisce una posizione radicalmente liberale: è contrario ai confini sorvegliati, considera l’umanità un’unica comunità e arriva provocatoriamente a immaginare un mondo senza militari e passaporti. Cruciani lo incalza sulle conseguenze pratiche di un sistema del genere, chiedendogli come gestirebbe grandi flussi migratori e l’ingresso di persone con precedenti criminali. Sansonetti risponde che gli esseri umani non possono essere trattati come merci contraffatte e che le migrazioni sono anche la conseguenza della ricerca legittima di condizioni di vita migliori.

Il confronto diventa particolarmente interessante quando si torna alle proteste. Sansonetti non sostiene che rompere una vetrina sia lecito, ma rifiuta l’idea che più manganelli possano risolvere un conflitto sociale. Per lui la libertà ha inevitabilmente un costo: uno Stato democratico accetta un margine di disordine proprio perché rinuncia agli strumenti repressivi disponibili nelle dittature. Ricorda gli anni della violenza politica, quando alle vetrine rotte si accompagnavano morti e terrorismo, e considera il caos attuale molto meno grave rispetto a quella stagione.

Cruciani lo provoca chiedendogli se quindi anche i furti siano “un costo della democrazia”. Sansonetti precisa che chi commette un reato deve essere identificato, processato e punito, ma mantiene la sua storica contrarietà al carcere e arriva a dire che abolirebbe la detenzione anche per i cosiddetti “maranza”. Contesta inoltre l’uso stesso del termine, che considera xenofobo, e rivendica una destra e un liberalismo molto diversi dalle ricette basate esclusivamente su repressione e remigrazione.

Daniela Martani contro cani poliziotto e prosciutto

A 57:15 arriva Daniela Martani, subito coinvolta nella proposta di utilizzare i cani durante le manifestazioni. Per lei il problema è a monte: gli animali non devono essere considerati strumenti, armi o attrezzature a disposizione dell’uomo. Contesta quindi non soltanto l’uso dei cani per intimidire la folla, ma anche il loro impiego antidroga e, più in generale, ogni attività nella quale un animale venga addestrato per svolgere una funzione umana.

Anna da Roma la contraddice sostenendo che molti cani siano perfettamente felici di lavorare accanto agli agenti e che trattarli esclusivamente come animali da compagnia sia un’altra forma di antropomorfizzazione. Da qui la discussione passa rapidamente alla carne e agli insaccati. Martani attacca il consumo di prosciutto e prodotti animali, sostiene che andrebbero profondamente ripensate intere filiere produttive e propone provocatoriamente di riconvertire chi produce carne verso altri alimenti. Cruciani e Parenzo difendono invece il valore culturale ed economico di produzioni come prosciutto di Parma, San Daniele e bresaola.

La stessa logica viene applicata anche alle aquile utilizzate negli stadi o dai falconieri: per Martani si tratta comunque di sfruttamento, perché l’animale viene addestrato e controllato per soddisfare esigenze umane. Per Cruciani è l’ennesima estremizzazione di una battaglia animalista che finisce per mettere in discussione qualsiasi rapporto tra uomo e animale.

Er Brasiliano tra carovita, cocaina ed estorsioni

A 1:07:18 torna Massimiliano Minnocci, Er Brasiliano, che come al solito trasforma in pochi minuti un tema di attualità in un racconto completamente personale. Sugli scontri di Milano dice di essere tradizionalmente ostile alla polizia, ma invita i manifestanti a lasciare stare i commercianti e a protestare direttamente davanti alle istituzioni. Da lì Cruciani gli chiede delle sue vecchie attività criminali e Minnocci racconta apertamente di estorsioni, recuperi di denaro e spartizioni dei guadagni, precisando di essersi rivolto soprattutto a persone appartenenti allo stesso ambiente criminale.

Quando il discorso passa al carovita, emerge uno dei momenti più surreali della puntata. Er Brasiliano non sa spiegare bene l’inflazione e ammette di non conoscere il prezzo del pane, ma sostiene di sapere perfettamente quanto possa costare un chilo di cocaina. Cruciani utilizza il contrasto per costruire una sequenza di domande sui lavori legali e illegali: rapinatore o commesso, spacciatore o controllore dell’autobus, estorsore o vigilante. Minnocci continua a rivendicare l’adrenalina e il denaro della vita criminale, pur senza trasformarla in un vero modello da imitare.

Nel finale arriva anche un’altra delle sue teorie: secondo lui al Sud la presenza delle organizzazioni criminali impedirebbe a fenomeni come quello dei “maranza” di attecchire con la stessa forza. Il ragionamento viene contestato immediatamente da Cruciani e Parenzo, ma Minnocci insiste fino ad attribuire paradossalmente alla criminalità organizzata perfino una funzione di controllo del territorio e di selezione del mercato delle droghe.

Manuela Festa: «Ho investito sul mio corpo»

A 1:22:25 arriva la nuova ospite Manuela Festa, showgirl materana che sposta completamente la trasmissione dal terreno politico a quello del corpo, dell’immagine e delle relazioni. L’ingresso viene subito accompagnato da commenti sul décolleté e sull’abbigliamento, con Parenzo che prova a porre il problema del contesto e Cruciani che rivendica invece la libertà totale dello studio della Zanzara. Festa racconta di avere fatto ricorso alla chirurgia estetica in diverse parti del corpo e non mostra alcun imbarazzo nel presentare questa scelta come un vero investimento professionale.

Il punto centrale è proprio economico: secondo lei oggi immagine, seno e corpo possono diventare strumenti attraverso i quali costruire una carriera e fatturare. Non nasconde inoltre di desiderare un compagno benestante e generoso, sostenendo di avere investito molto su se stessa e di volere accanto una persona capace di garantirle un determinato stile di vita. Il confronto tocca inevitabilmente femminismo, haters e accuse rivolte alle donne che scelgono di utilizzare il proprio corpo come parte del proprio lavoro.

La conversazione diventa poi sempre più personale. Festa parla della relazione avuta con Antonio Zequila, racconta dettagli della loro intimità, discute apertamente di depilazione e preferenze sessuali e si presta infine a un rapido test di cultura generale. Tra Zelensky, Mattarella e Putin, riesce a rispondere ad alcune domande e chiude con una preferenza politica molto pragmatica: meglio mantenere buoni rapporti con Putin, sostiene, ricordando soprattutto il vantaggio economico del gas russo.

Dalla piazza al corpo, senza mai cambiare tono

La puntata attraversa temi diversissimi ma mantiene un filo costante: la responsabilità individuale contro il contesto. Negli editoriali si discute se la rabbia sociale possa spiegare le devastazioni; con Mimmo Blaze il tema diventa il confine tra integrazione e pretesa; con Sansonetti si trasforma nel rapporto tra libertà e repressione; con Martani riguarda il diritto dell’uomo di utilizzare gli animali; con Er Brasiliano si misura sulla scelta tra lavoro e criminalità; con Manuela Festa arriva infine sul corpo come investimento personale.

Cambiano gli ospiti, ma la domanda resta quasi sempre la stessa: quanto siamo responsabili delle nostre scelte e quanto, invece, siamo il prodotto dell’ambiente, delle condizioni economiche e del sistema in cui viviamo?