L’articolo
Petar Duper torna a La Zanzara con una questione che questa volta riguarda direttamente la sua professione.
Duper racconta di aver ricevuto oltre quattromila segnalazioni all’Ordine degli Psicologi dopo alcune delle sue apparizioni pubbliche, comprese quelle in podcast e nella stessa trasmissione. Spiega inoltre di essere stato convocato per un confronto con l’Ordine e di ritenere legittimo che, davanti a un numero così elevato di segnalazioni, venga chiesto conto delle sue dichiarazioni.
Il punto sul quale però non arretra è un altro: secondo lui bisogna distinguere nettamente Petar Duper psicologo da Petar Duper personaggio social.
«Quando sono qui non faccio lo psicologo»
La difesa di Duper parte proprio da questa distinzione.
Quando lavora come professionista, sostiene, è tenuto a un determinato comportamento. Quando invece partecipa a podcast, spettacoli o programmi radiofonici, parla come personaggio pubblico e utilizza volontariamente un linguaggio diretto e provocatorio.
Duper racconta di aver costruito parte della propria comunicazione proprio sulla battaglia contro il politicamente corretto.
Per questo non ritratta alcune delle frasi finite al centro delle polemiche. Spiega anzi di aver scelto consapevolmente termini estremi per generare uno shock e colpire quelli che considera argomenti diventati socialmente intoccabili.
Tra gli esempi riproposti in trasmissione c’è una sua affermazione sulle donne, che Duper giustifica sostenendo che uomini e donne avrebbero comportamenti differenti nella scelta del partner e nella sessualità.
Le frasi contestate e la provocazione
Un altro passaggio riguarda una frase nella quale Duper aveva associato il gesto di portare la colazione a letto a una perdita dei tradizionali ruoli maschili.
Alla domanda sul perché utilizzare un riferimento offensivo all’omosessualità, Duper sostiene di non voler attaccare le persone gay, ma di aver scelto appositamente un termine provocatorio per contestare ciò che considera una crisi della mascolinità.
La sua tesi è che, pronunciando gli stessi concetti con un linguaggio più elegante, probabilmente non avrebbe ricevuto la stessa reazione.
Per Duper il problema, quindi, non sarebbe tanto il contenuto delle sue opinioni quanto il linguaggio con cui decide di comunicarle.
Ed è proprio questa giustificazione a diventare il centro dello scontro con Francesca Bubba.
Francesca Bubba: uno psicologo resta psicologo
Francesca Bubba respinge completamente la separazione tra professione e personaggio pubblico.
Secondo lei uno psicologo non smette di essere riconoscibile come tale quando esce dallo studio. Una persona che si rivolgesse a Duper per una propria fragilità potrebbe conoscere quelle dichiarazioni e chiedersi quale giudizio il professionista abbia delle donne anche durante una seduta.
Bubba sostiene quindi che Duper possa continuare a esprimere le proprie opinioni, ma mette in discussione che possa farlo senza conseguenze rispetto al proprio ruolo professionale.
La sua posizione è sintetica: Duper non svolge un mestiere completamente scollegato dal rapporto di fiducia con le persone. Per questo ciò che comunica pubblicamente può avere, secondo lei, un peso anche sul piano professionale.
Il dovere sessuale nella coppia
Il confronto si sposta poi su un’altra delle posizioni già espresse da Duper a La Zanzara: l’idea che all’interno di una relazione esistano anche doveri sessuali reciproci.
Duper ribadisce che, secondo la sua visione, una coppia non è composta soltanto da diritti. Esisterebbero anche obblighi reciproci nel cercare di soddisfare sessualmente il partner.
Cruciani precisa di non condividere questa idea come principio assoluto, ma difende il diritto di Duper a sostenerla pubblicamente.
Bubba, al contrario, contesta sia il contenuto sia il modo in cui viene formulato, ritenendo particolarmente problematico parlare di “dovere” quando si affrontano i rapporti sessuali.
Ancora una volta Duper risponde che quelle sono opinioni personali, espresse come personaggio pubblico, e non indicazioni fornite durante la propria attività professionale.
Libertà di parola o responsabilità professionale?
Il nodo dell’intero confronto resta quindi irrisolto.
Duper sostiene che un professionista debba poter separare le proprie opinioni personali dal lavoro e che l’uso di un linguaggio volutamente estremo faccia parte della sua identità pubblica.
Bubba considera invece quella separazione molto meno netta, soprattutto per una professione fondata sul rapporto con persone che possono trovarsi in condizioni di particolare vulnerabilità.
Duper precisa infine che, anche nell’eventualità di un provvedimento che gli impedisse di continuare come psicologo, proseguirebbe comunque le proprie attività di mental coach, allenatore e personaggio pubblico.
Lo scontro finisce così per andare oltre le singole frasi contestate: al centro rimane la domanda su quanto la libertà di espressione personale possa essere separata dalla responsabilità derivante dall’appartenenza a un ordine professionale.













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