Recap
Il riepilogo
La puntata del 17 settembre 2026 parte da tasse, aborto, carcere e immigrazione e finisce molto lontano, con Leonardo DiCaprio, Hillary Clinton, Epstein e presunti rituali cannibalici. In mezzo tornano Mario Roggero e il tema della legittima difesa, arriva Piero Sansonetti con la sua posizione abolizionista sulle carceri, entrano in studio i Giovani Comunisti guidati da Edoardo Casati, interviene Jonatan da Prato con il contraltare mussoliniano e, nel finale, Gianmarco Landi porta la trasmissione nel territorio delle teorie sulle élite e sui rituali occulti.
Bollo, aborto e Mario Roggero
Cruciani apre sulla proposta di abolire il bollo per auto e moto. La considera una misura positiva ma chiaramente elettorale, anche perché ricorda come Giorgia Meloni avesse criticato iniziative simili quando venivano proposte dagli avversari. La sua posizione, però, va oltre: per lui il bollo andrebbe semplicemente eliminato per tutti, indipendentemente dal tipo di veicolo e dal reddito. Parenzo legge invece la presa di posizione come un altro segnale del progressivo allontanamento di Cruciani da Meloni e di una maggiore sintonia con alcune battaglie di Roberto Vannacci. Cruciani respinge l’interpretazione e rivendica il diritto di valutare ogni proposta singolarmente.
Il secondo editoriale riguarda una mostra antiabortista al Parlamento europeo. Cruciani si dice personalmente favorevole all’aborto, ma considera sbagliato impedire a chi la pensa diversamente di organizzare un’esposizione sullo sviluppo dell’embrione e del feto. Per lui il punto non è condividere il messaggio, ma difendere il diritto a esprimerlo. Subito dopo torna Mario Roggero: Cruciani commenta la nuova bocciatura della richiesta di scontare la pena fuori dal carcere e interpreta le recenti dichiarazioni più concilianti del gioielliere come un cambio di strategia dettato dalla detenzione e dalla speranza di ottenere benefici. Parenzo mantiene la linea opposta: Roggero è un detenuto condannato e deve essere trattato come tutti gli altri, senza trasformarlo in un caso speciale.
A 16:00 interviene Silvia da Cagliari, che contesta direttamente Cruciani sul tema della legittima difesa. Per lei inseguire i rapinatori e ucciderli non può essere considerato difendersi. Cruciani precisa che non sta descrivendo la normativa vigente: sostiene piuttosto che, nella sua idea di come dovrebbe essere ampliata la legittima difesa, una reazione avvenuta dopo una rapina e in uno stato psicologico estremo dovrebbe ricevere una valutazione diversa.
Sansonetti e l’abolizione del carcere
A 38:00 arriva Piero Sansonetti, entrato negli studi romani in bicicletta e con le mani sporche dopo aver sistemato la catena. Il dettaglio dura poco, perché il confronto si sposta subito sulla sua tesi più radicale: il carcere dovrebbe essere utilizzato soltanto per una minoranza di persone realmente pericolose, mentre per molti altri reati dovrebbero prevalere misure alternative.
Il punto di partenza è il caso dell’uomo bengalese accusato di molestie. Sansonetti contesta l’insistenza sulla nazionalità e cita dati che attribuisce all’Istat sugli abusi sessuali commessi in ambito familiare, sostenendo che il fenomeno sia diffusissimo anche tra gli italiani e spesso rimanga nascosto perché avviene dentro le case. Cruciani gli pone però la questione in termini molto più semplici: se una persona commette una violenza sessuale, perché non dovrebbe finire in carcere? Sansonetti separa i due piani e sostiene che la provenienza dell’autore non dovrebbe determinare la pena, mentre la detenzione dovrebbe essere valutata sulla base della pericolosità concreta.
Da qui nasce la parte più dura del confronto. Sansonetti arriva a dire che non tutti gli assassini dovrebbero necessariamente restare in carcere a lungo: bisogna considerare il motivo del delitto, il tempo trascorso, il percorso compiuto e soprattutto se quella persona rappresenti ancora un rischio per la società. Cruciani lo mette alla prova con i casi estremi, da Totò Riina a Provenzano, Cutolo e Brusca. Sansonetti non nega che alcune persone debbano essere detenute, ma rifiuta l’idea del carcere come vendetta e contesta anche il 41 bis quando, a suo giudizio, diventa trattamento puramente afflittivo.
Il ragionamento si allarga poi a piccoli spacciatori, ladri e donne rom che commettono furti nelle metropolitane. Sansonetti preferirebbe anche in questi casi misure alternative. Cruciani individua qui il punto debole della proposta: senza il rischio concreto della cella, sostiene, chi ruba abitualmente non avrebbe un deterrente sufficiente. Sansonetti replica che la funzione della giustizia non dovrebbe essere soddisfare il desiderio di punizione delle vittime e sintetizza la propria posizione con una frase semplice: «I criminali sono esseri umani» e devono essere trattati come tali. Quando si parla di ergastolo, Sansonetti conferma di essere favorevole anche alla sua abolizione: se dopo molti anni una persona è stata rieducata, non è più pericolosa ed è in grado di reinserirsi, per lui bisogna giudicare ciò che è diventata e non soltanto il reato commesso anni prima.
Giovani Comunisti contro Jonatan da Prato
A 1:06:15 la puntata cambia completamente atmosfera con l’ingresso di Edoardo Casati, ventiduenne dei Giovani Comunisti di Rifondazione Comunista, accompagnato da un piccolo gruppo con magliette rosse e simboli comunisti. Cruciani parte da una domanda che per lui è quasi esistenziale: come si fa, nel 2026, a definirsi ancora comunisti? La sua posizione è netta: il comunismo storico ha prodotto regimi autoritari, repressione e milioni di morti e non capisce come un ragazzo di ventidue anni possa ancora rivendicarne nome e simboli.
Casati distingue però tra i regimi comunisti del Novecento e la tradizione del comunismo italiano. Rivendica il ruolo del PCI nella storia repubblicana, il contributo alla Costituzione e sostiene che definirsi comunisti oggi significhi soprattutto portare avanti una battaglia contro disuguaglianze economiche e sociali, non difendere automaticamente ogni regime che si sia proclamato comunista. Cruciani insiste sulla necessità di fare i conti con Unione Sovietica e altri sistemi totalitari; Casati contesta invece quella che considera una riduzione dell’intera storia comunista a un’unica esperienza repressiva e continua a riportare il discorso sulla politica italiana contemporanea.
A 1:11:35 arriva Jonatan da Prato e il confronto assume una simmetria perfettamente zanzaresca. Da una parte i giovani che rivendicano apertamente il comunismo; dall’altra Jonatan, che parla con ammirazione di Benito Mussolini e lo chiama provocatoriamente “Sua Eccellenza”. Casati lo definisce un criminale, Jonatan ribatte attaccando il comunismo e il confronto precipita rapidamente tra storia del Novecento, fascismo, comunismo e reciproche accuse sui morti prodotti dai due sistemi. Cruciani chiude osservando che, dal suo punto di vista, proclamarsi comunisti oggi gli sembra assurdo esattamente come proclamarsi fascisti.
Gianmarco Landi, DiCaprio e i presunti rituali delle élite
A 1:19:09 entra Gianmarco Landi, presentato come analista finanziario ed esperto di geopolitica, e la puntata cambia nuovamente dimensione. Landi sostiene che all’interno di alcune élite esisterebbero rituali nei quali verrebbero consumati sangue e carne umana e tira in ballo i file Epstein, fino ad arrivare a riferire accuse secondo cui Leonardo DiCaprio avrebbe partecipato a feste dove sarebbero avvenute pratiche di questo tipo.
Cruciani e Parenzo reagiscono chiedendo immediatamente prove. Landi cita testimonianze, documenti con nomi oscurati e dichiarazioni circolate negli Stati Uniti, ma nel corso del segmento non presenta elementi verificabili che dimostrino direttamente le accuse rivolte all’attore. Il confronto diventa ancora più estremo quando Landi sostiene che esisterebbe una donna pronta a testimoniare su un presunto rituale cannibalico che avrebbe coinvolto Hillary Clinton. Parenzo insiste sulla gravità di affermazioni del genere senza riscontri solidi; Cruciani, invece, decide che la soluzione migliore è sentire direttamente la presunta testimone e chiede a Landi di organizzare il contatto.
La puntata si chiude così nel punto più lontano possibile da quello di partenza: dal bollo auto e da Mario Roggero si passa all’abolizione del carcere, alla sopravvivenza del comunismo nel 2026 e infine a Epstein, sangue, vampiri e presunti cannibali nelle élite americane. Una traiettoria che, nel giro di poco più di un’ora, riesce a tenere insieme giustizia, politica, ideologie del Novecento e complottismo puro: esattamente il tipo di percorso che può esistere soltanto a La Zanzara.













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