The story

A La Zanzara la pulizia del deretano è ormai diventata una disciplina accademica. Dopo il primo proctologo intervenuto nei giorni precedenti, arriva Andrea Boccolini, chirurgo e pelviperineologo, pronto a mettere in discussione alcune delle indicazioni ascoltate in precedenza.

Il risultato è una vera guerra tra proctologi, con Cruciani che scopre incredulo che sull'igiene anale esistono studi, linee guida e perfino quella che ribattezza immediatamente «la letteratura del buco del c*lo».

Carta igienica? «Meglio di no»

La prima domanda è quella ormai inevitabile:

carta igienica sì o carta igienica no?

Boccolini risponde che sarebbe preferibile utilizzarla il meno possibile.

Non sostiene che debba necessariamente scomparire da ogni bagno, ma sconsiglia soprattutto lo sfregamento energico e ripetuto.

Cruciani confessa di avere proprio questa abitudine: prendere la carta asciutta e strofinare con forza.

Secondo Boccolini è una pratica sbagliata perché può provocare microtraumi, irritazioni e piccole lacerazioni che, in alcuni casi, possono favorire infiammazioni e sovrainfezioni.

Nel discorso entra anche il soiling, che Boccolini descrive come una condizione caratterizzata da umidità e secrezioni nella zona anale, talvolta associate anche a residui fecali.

La procedura corretta secondo Boccolini

Dopo aver seminato il panico sulla carta igienica, Cruciani pretende finalmente una procedura.

Boccolini chiarisce che la carta può essere utilizzata delicatamente per rimuovere il materiale più abbondante, senza insistere troppo.

Poi si passa al bidet.

La sua indicazione è:

acqua possibilmente tiepida e mani.

Per chi ha determinate patologie proctologiche o si trova nel periodo post-operatorio, spiega, l'acqua può essere leggermente più calda nell'ambito di quello che definisce un semicupio caldo-umido.

Niente tecniche particolarmente acrobatiche: secondo Boccolini l'obiettivo è lavare senza traumatizzare la zona.

La guerra del dito

A questo punto Cruciani gli sottopone la teoria del precedente proctologo ospitato dalla trasmissione.

Il collega aveva sostenuto che per pulire correttamente la parte interna fosse utile inserire un dito, eventualmente protetto da un guanto, per uno o due centimetri.

Boccolini non è d'accordo.

Cruciani gli chiede di non fare il “democristiano” e di rispondere chiaramente: quell'indicazione è corretta oppure no?

Per Boccolini, no.

Se l'altro medico ha effettivamente consigliato quella procedura come modalità corretta di igiene, Boccolini la considera un'informazione errata.

La Zanzara può così certificare ufficialmente la nascita della sua prima controversia scientifica proctologica.

«Esiste una letteratura del c*lo»

Cruciani comincia a dubitare perfino dell'esistenza di regole precise.

Boccolini lo corregge: in medicina non si procede semplicemente “a sensazione”.

Dice di essersi consultato con la letteratura scientifica e ricorda che esistono studi e indicazioni sull'igiene intima, sia per le persone senza patologie sia nel post-operatorio.

È a quel punto che Cruciani sintetizza tutto in una frase:

«C'è una letteratura del c*lo».

Per Boccolini il concetto, espresso in termini meno zanzareschi, è sostanzialmente quello: il tema è stato studiato e le raccomandazioni mediche non nascono soltanto dalle preferenze personali del singolo specialista.

Spingere leggermente sul bidet

Rimane però un problema.

Se il dito non va inserito, come si pulisce correttamente anche la porzione immediatamente interna?

Boccolini propone una manovra molto più semplice.

Seduti sul bidet, mentre si utilizza l'acqua tiepida, si può spingere leggermente come durante la defecazione.

Questa piccola manovra, spiega, abbassa ed espone leggermente il canale anale, consentendo di detergere la zona senza dover inserire il dito.

Cruciani è conquistato dalla tecnica e comincia a interrogare il medico sulle diverse conformazioni anatomiche.

Boccolini precisa che nella sua pratica vede circa 50-60 pazienti alla settimana, anche se preferisce parlare di “canali anali” piuttosto che utilizzare la definizione scelta dal conduttore.

E senza bidet?

Parenzo introduce un problema molto più concreto:

cosa succede quando si è in ufficio e non c'è un bidet?

Per Boccolini è effettivamente una difficoltà.

Come soluzione temporanea indica la possibilità di utilizzare salviettine umidificate specifiche, preferibilmente prodotti adatti all'igiene intima, pur precisando che non sostituiscono completamente il lavaggio con acqua.

La discussione diventa immediatamente un'inchiesta sulle dotazioni igieniche delle sedi del Sole 24 Ore.

Corsi a scuola per imparare a pulirsi?

Cruciani lancia poi la proposta definitiva: invece dell'educazione sessuale, perché non portare i proctologi nelle scuole a insegnare ai bambini come pulirsi correttamente?

Boccolini evita la provocazione politica ma sostiene che educare fin da piccoli alle corrette norme igieniche abbia senso.

Porta anche un esempio concreto: nelle bambine e nelle donne è importante evitare di detergere procedendo dalla zona anale verso quella vaginale, per ridurre il rischio di contaminazione.

Per Cruciani è sufficiente per immaginare un intero semestre scolastico dedicato al bidet.

Il sesso anale rende più facile pulirsi?

Manca soltanto una domanda.

Chi pratica frequentemente sesso anale, avendo una zona teoricamente più abituata alla dilatazione, è favorito durante la pulizia?

Boccolini ammette di non essersi mai posto seriamente il problema.

La sua risposta è comunque negativa: un ano normale è già naturalmente elastico, quindi non c'è motivo di pensare che una pratica sessuale ripetuta renda più semplice l'igiene.

Anche questo, aggiunge prudentemente, richiederebbe eventualmente dati specifici per essere dimostrato.

Alla fine il verdetto di Andrea Boccolini è molto meno spettacolare di quanto Cruciani sperasse: poca carta e senza sfregare, acqua tiepida, mani, niente dito inserito e un leggero sforzo sul bidet.

Ma soprattutto una scoperta destinata a restare nella storia della trasmissione: sì, esiste davvero una letteratura scientifica anche per il buco del c*lo.