Il riepilogo
Il riepilogo
La puntata del 18 settembre 2026 parte da Vannacci, Mario Roggero e immigrazione, attraversa uno degli scontri telefonici più violenti delle ultime settimane sul tema Israele e arriva fino a diritto penale, Russia, identità di genere, sesso kinky e religione. Nel mezzo Danilo da Catania riesce a far perdere la pazienza a Parenzo, l’avvocato Gino Arnone viene sottoposto a una raffica di domande su ciò che è legale o illegale, Chantal Cocciolo rivendica la propria appartenenza a Futuro Nazionale, Ugo Rossi parla dalla Russia come osservatore elettorale e Riccardo Vezzani racconta senza problemi la propria identità agender e il piacere di farsi portare al guinzaglio. Ad attenderlo, nel finale, c’è Maurizio Ruggiero.
Vannacci, Roggero e lo scontro con Danilo da Catania
Cruciani apre dalla contestazione contro Roberto Vannacci a Torino, dove sostiene sia assurdo dover mobilitare centinaia di uomini delle forze dell’ordine perché un generale ed esponente politico possa partecipare a un convegno. Attacca poi la richiesta proveniente dal PD di sciogliere Futuro Nazionale per una presunta ricostituzione del partito fascista: per Cruciani è un paradosso democratico accusare un movimento di essere antidemocratico e contemporaneamente volerlo mettere fuori legge per le idee che esprime. Parenzo gli contesta ancora una volta la crescente vicinanza politica alle battaglie di Vannacci e sostiene che Cruciani abbia individuato nel generale il nuovo riferimento capace di interpretare il clima della destra.
Torna anche Mario Roggero, che Cruciani continua a contrapporre ad altri casi giudiziari nei quali persone accusate o responsabili di reati sarebbero state rimesse in libertà. La sua tesi resta quella già espressa nelle puntate precedenti: Roggero, incensurato prima della rapina, sarebbe in carcere per una reazione avvenuta in uno stato eccezionale, mentre altri soggetti ritenuti pericolosi sarebbero fuori. Parenzo respinge il paragone e gli contesta di selezionare i casi in base alla nazionalità o alla loro utilità nella polemica politica. Il confronto tocca anche la proposta americana delle espulsioni di massa degli irregolari e l’aggressione a un rabbino a Milano, con Parenzo che considera rilevante la provenienza tunisina degli aggressori perché, nella sua lettura, il movente sarebbe stato antisemita.
È proprio su Israele che esplode Danilo da Catania. Il caller attacca Parenzo, distingue continuamente tra ebrei e “sionisti” e arriva a parlare della loro “sparizione” e del loro “annientamento”. Cruciani gli chiede più volte di chiarire che cosa intenda, mentre Parenzo reagisce duramente e rivendica apertamente di essere sionista. Danilo insiste, collega il proprio odio alle immagini provenienti da Gaza e arriva a formulare auguri di morte e sofferenza nei confronti dei sionisti e di chi li difende. La trasmissione prende nettamente le distanze da quelle parole, mentre lo scontro degenera in minacce, insulti personali e perfino nel tentativo di Danilo di comunicare in diretta il proprio numero di telefono. Richiamato più avanti, continua a sostenere la stessa posizione e viene affrontato anche da altri ascoltatori. Cruciani chiude il blocco sottolineando la gravità delle frasi pronunciate e contestando l’equivalenza tra critica a Israele e desiderio di eliminazione di chi si definisce sionista.
Gino Arnone e il grande processo a ciò che è legale
A 36:45 entra l’avvocato Gino Arnone, del Foro di Torino, molto attivo sui social con contenuti nei quali risponde a domande giuridiche. La Zanzara lo trasforma immediatamente in un consultorio legale per casi limite. Cruciani e Parenzo gli chiedono se sia reato dire che Hitler “aveva visto lungo” sugli ebrei, definirsi nazista, fare il saluto romano, andare con una escort, insultare Parenzo o urinare sulla sua fotografia. Arnone risponde caso per caso, distinguendo tra reato penale, illecito civile, diffamazione, propaganda e condotte che, secondo la sua interpretazione, restano lecite se non accompagnate da elementi ulteriori. Sul saluto romano, per esempio, sostiene che il gesto estemporaneo non sia automaticamente penalmente rilevante se non è funzionale alla ricostituzione del partito fascista; sul definirsi nazista, dice che la semplice dichiarazione non costituisce di per sé reato.
Il terreno diventa rapidamente sessuale. Gli chiedono che cosa rischi chi si masturba sul posto di lavoro, chi registra un rapporto sessuale senza diffondere l’audio, chi manda fotografie intime non richieste, chi spia nei bagni o negli spogliatoi, chi controlla il telefono del partner o chi mente sull’assunzione della pillola anticoncezionale. Arnone risponde citando possibili fattispecie come molestie, accesso abusivo a sistema informatico, atti persecutori o sanzioni disciplinari, precisando però che molto dipende dalle circostanze concrete. Si discute perfino di sesso rumoroso in condominio, bandiere della Repubblica Sociale, simboli di organizzazioni terroristiche e consumo di carne di gatto. Parenzo contesta diverse conclusioni e arriva a sostenere che, su alcuni punti, avrebbe argomentato meglio lui; Arnone mantiene la propria lettura e il blocco si chiude con l’impressione di aver trasformato il codice penale in un gioco a quiz.
A 54:00 entra poi Chantal Cocciolo, donna trans e sostenitrice di Futuro Nazionale. Alla domanda su come possa conciliare la propria identità con il sostegno a Vannacci risponde che le opinioni politiche non dipendono dal genere o dall’orientamento sessuale. Rifiuta inoltre l’idea di appartenere automaticamente a una “comunità LGBT” e sostiene una visione rigidamente binaria di uomo e donna, descrivendo la propria disforia come una condizione da trattare e collegando proprio questa diagnosi alla possibilità di ricevere terapie ormonali. Spiega anche di aver utilizzato il bagno degli uomini fino al cambio dei documenti e quello delle donne dopo la rettifica anagrafica. Il successivo confronto con Annarita Briganti, compreso tra 56:00 e 1:03:35, è escluso da questo riepilogo.
Ugo Rossi dalla Russia contro Parenzo
A 1:03:35 entra Ugo Rossi, consigliere comunale di Trieste vicino a Futuro Nazionale e collegato dalla Russia, dove racconta di trovarsi come osservatore delle elezioni per la Duma. Parenzo considera l’intero processo elettorale una farsa costruita intorno a Putin e accusa gli osservatori stranieri filorussi di essere stati scelti proprio per certificare un sistema privo di reale opposizione. Rossi ribalta completamente il discorso: sostiene che alle elezioni siano ammessi numerosi partiti, paragona negativamente le regole elettorali italiane e afferma che Putin goda di un enorme consenso perché avrebbe risollevato la Russia dalla crisi degli anni Novanta.
Rossi descrive la Russia come un paese sicuro, ordinato e con un buon potere d’acquisto, dice di preferire Lavrov a Tajani perché, secondo lui, il ministro russo difenderebbe meglio gli interessi del proprio paese e apprezza apertamente l’assenza di manifestazioni e contenuti LGBT negli eventi pubblici ai quali ha assistito. Arriva a sostenere che anche in Italia servirebbe una battaglia culturale durissima contro quella che definisce “ideologia woke” e contro i movimenti LGBT, che collega a finanziamenti stranieri. Parenzo lo definisce ripetutamente un “traditore della patria”, accusandolo di prendere a modello un paese ostile all’Italia e di andare a certificare elezioni che considera manipolate. Rossi risponde accusando invece il governo italiano e i sostenitori dell’Ucraina di tradire gli interessi nazionali inviando armi e denaro a Kiev.
Riccardo Vezzani al guinzaglio contro Maurizio Ruggiero
A 1:14:00 arriva Riccardo Vezzani, ventiquattrenne, pizzaiolo a Berlino, che si definisce agender. Spiega di distinguere il sesso biologico dal genere e di non riconoscersi né nel ruolo sociale maschile né in quello femminile. È favorevole alla possibilità di eliminare, su richiesta, l’indicazione del sesso dai documenti d’identità e racconta senza imbarazzo anche il proprio rapporto con il sesso kinky. Vedendo il filmato di una persona portata al guinzaglio per strada dice che gli piacerebbe trovarsi al suo posto: ha già sperimentato il guinzaglio nei club, sia come dominante sia come sottomesso, e parla anche di pet play, pratica nella quale gli piace impersonare un animale o assumere il ruolo opposto con una partner. Precisa di preferire generalmente le donne, ma racconta di aver avuto anche esperienze omosessuali per curiosità e rivendica il principio che, tra adulti consenzienti, non ci sia nulla di male nell’esplorare la propria sessualità.
A 1:19:05 viene collegato Maurizio Ruggiero, che interpreta tutto attraverso la propria visione cattolica tradizionalista. Dice di non voler giudicare personalmente Vezzani perché il giudizio spetterebbe a Dio, ma subito dopo richiama la Scrittura, considera il travestimento un abominio e descrive il pet play come una degradazione dell’essere umano al livello animale. Vezzani replica che il punto è semplicemente vivere la propria sessualità liberamente e senza danneggiare nessuno; Ruggiero sostiene invece che il peccato individuale abbia conseguenze sull’intera società e che i Dieci Comandamenti costituiscano una legge naturale valida per tutti.
Lo scontro si allarga anche alla crescita di AfD in Germania. Vezzani dice di esserne preoccupato e teme una nuova normalizzazione di idee nazionaliste e autoritarie; Ruggiero minimizza, sostenendo che AfD non sarebbe nazista ma semplicemente più a destra e interpreta la paura di Vezzani come il segno di una società che non vuole più tollerare qualsiasi comportamento in nome della libertà individuale. Si chiude così una puntata passata dalle contestazioni a Vannacci alla Russia di Putin e finita con un agender al guinzaglio davanti a un integralista cattolico: una traiettoria che riesce a essere perfettamente coerente solo dentro La Zanzara.













Commenti