Il riepilogo
La puntata de La Zanzara del 28 ottobre 2026 parte ancora una volta dalle piazze, dall’ordine pubblico e dallo scontro sulla repressione. Giuseppe Cruciani attacca Willy Peyote per le parole rivolte alla polizia durante un concerto e torna sul caso del giovane Youssef, prima fermato nell’inchiesta sugli scontri di Milano e poi rimesso in libertà dal giudice. Per il conduttore il caso fotografa le contraddizioni del sistema giudiziario; David Parenzo lo legge invece come il normale funzionamento delle garanzie previste in una democrazia.
Negli editoriali trova spazio anche il caso delle frasi pronunciate da alcuni agenti durante il fermo di Fakir. Cruciani le definisce apertamente disgustose, ma rifiuta di trasformare le parole di singoli poliziotti in un’accusa collettiva contro le forze dell’ordine. Poco dopo celebra invece l’annunciato reintegro dei medici no vax, mentre Parenzo sostiene provocatoriamente di voler essere informato qualora dovesse essere curato da uno di loro.
Fausto da Genzano celebra la Marcia su Roma
A 23:10 torna Fausto da Genzano, che entra subito nel clima dell’anniversario della Marcia su Roma. Il camionista non usa mezze misure: secondo lui, se ci fosse ancora il Duce, molti dei problemi discussi in questi giorni non esisterebbero.
Cruciani gli ricorda immediatamente che sotto Mussolini non esisteva la libertà che gli permette oggi di andare in radio e proclamarsi fascista. Fausto ribalta il discorso sulla proprietà privata e sulla possibilità di difendersi da chi entra in casa.
La discussione finisce inevitabilmente sulla sua devozione a Benito Mussolini. Fausto si definisce “fedelissimo”, racconta di andare a Predappio e ricorda di avere chiamato il proprio figlio Benito Andrea, spiegando che avrebbe voluto aggiungere anche Amilcare.
Il vero tormentone, però, diventa un altro: verrà o non verrà allo spettacolo della Zanzara al Palasport di Roma? Cruciani lo provoca ripetutamente sostenendo che dovrebbe avere il coraggio di presentarsi davanti al pubblico e dire dal vivo quello che afferma alla radio. Fausto teme invece nuove conseguenze giudiziarie e racconta ancora una volta le perquisizioni subite e i problemi avuti per le proprie idee politiche.
Massimo da Roma contro Fausto
A 34:30 arriva Massimo da Roma, che accoglie Fausto con una lunga canzone satirica costruita sui raduni nostalgici di Predappio. Da quel momento il confronto precipita rapidamente negli insulti.
Massimo contesta soprattutto il paradosso di chi rimpiange un regime autoritario ma può esprimere liberamente quelle idee proprio grazie alla democrazia. Fausto reagisce accusandolo di avere trascorso il pomeriggio a preparare la provocazione.
Tra i due parte anche la classica sfida a incontrarsi di persona, con riferimenti a un autogrill sulla Casilina e al possibile appuntamento del mattino successivo. Cruciani e Parenzo spingono invece sull’unico confronto che interessa realmente alla trasmissione: portare Fausto al Palasport il 7 novembre.
Saif Eddine Abouabid: «Non ho mai sfiorato mia moglie prima del matrimonio»
A 45:02 entra in studio Saif Eddine Abouabid. Il punto di partenza è un video di un imam di Sesto San Giovanni che sostiene che due fidanzati, non essendo ancora marito e moglie, non dovrebbero avere contatti fisici.
Abouabid è completamente d’accordo. Racconta di avere applicato personalmente quella regola e afferma che lui e sua moglie non si sarebbero mai toccati prima del matrimonio, nemmeno tenendosi per mano.
Per Cruciani è una concezione quasi incomprensibile e “contro natura”. Abouabid la definisce invece una scelta religiosa volontaria, fondata sull’obbedienza ai precetti islamici, e ricorda che forme di astinenza prematrimoniale esistono anche in altre religioni.
Racconta perfino di avere ottenuto il numero di telefono della futura moglie soltanto dopo aver chiesto il permesso al padre di lei. Alla domanda su come reagirebbe se una figlia avesse rapporti prima del matrimonio, risponde che ne sarebbe profondamente deluso e si chiederebbe dove abbia sbagliato come genitore, senza però indicare punizioni.
Islam, Israele e il caso Youssef
Lo scontro con Parenzo si sposta inevitabilmente su Israele. Abouabid contesta l’idea di considerarlo uno Stato pienamente laico e interpreta i risultati elettorali come la conferma che Netanyahu non sia un corpo estraneo alla società israeliana ma rappresenti una parte consistente dell’elettorato.
Esprime inoltre soddisfazione per l’aumento della rappresentanza politica araba e sostiene che la battaglia palestinese possa passare anche attraverso le urne.
Sul giovane Youssef appena liberato assume una posizione ancora più netta: lo definisce un “prigioniero politico” e sostiene che il suo arresto sia servito a colpirne uno per educarne cento. Contesta inoltre l’impiego dell’etichetta del terrorismo e sostiene che venga applicata con maggiore facilità quando l’indagato ha origine straniera ed è musulmano.
Sono affermazioni dell’ospite, immediatamente contestate in studio, soprattutto da Parenzo.
Andrea Morandin e le armi sequestrate
A 1:00:50 arriva Andrea Morandin, gioielliere di Volpago, nel Trevigiano. Ha il porto d’armi da molti anni e racconta di avere pubblicato sui social un video nel quale mostrava le armi legalmente detenute e spiegava come avrebbe reagito a un eventuale assalto alla propria attività.
Nel video elenca pistole, carabina e fucile a pompa e scherza sul fatto che un’auto utilizzata per una spaccata potrebbe diventare “cabrio” se qualcuno tentasse di entrare nella gioielleria.
Dopo la pubblicazione, racconta, si presenta spontaneamente dai carabinieri per chiedere se rischi qualcosa. Successivamente arriva però l’ordine di ritirargli cautelativamente le armi.
Cruciani considera la decisione un’assurda limitazione della libertà e vede il video come una forma di deterrenza contro i ladri. Parenzo assume la posizione opposta: quando si parla di uso della forza e armi da fuoco, preferisce che il controllo resti nelle mani dello Stato.
«Dentro casa mi difendo, fuori sarebbe Far West»
Morandin insiste di essere incensurato, di avere sempre detenuto legalmente armi e munizioni e di non avere mai avuto problemi con la legge. Spiega inoltre che molte delle misure di sicurezza presenti nella sua attività — vetri blindati, porte rinforzate e sistemi di protezione — sono necessarie proprio per la natura del suo lavoro.
La sua linea sulla legittima difesa non è però completamente senza limiti. Quando Cruciani gli chiede se una persona debba perdere ogni diritto una volta entrata nella proprietà altrui, Morandin distingue chiaramente: dentro casa considera legittima una tutela molto ampia; fuori dall’abitazione, invece, si rischierebbe il Far West.
Annuncia quindi l’intenzione di contestare il provvedimento e provare a riottenere le armi.
Donatella Zaccagnini Romito: escort, ingegnere e donna di destra
Nel finale entra Donatella Zaccagnini Romito, escort, ingegnere e scrittrice. Si presenta in studio con un sex toy che sostiene di utilizzare professionalmente e racconta che alcuni clienti le regalano oggetti molto costosi.
Rivendica senza imbarazzo il proprio lavoro e contesta l’idea che prostituzione, cultura e titoli di studio siano incompatibili. Ricorda di avere una formazione da ingegnere e sostiene che una donna debba poter disporre liberamente del proprio corpo, anche vendendo prestazioni sessuali se questa è una scelta volontaria.
Il discorso passa presto dalla prostituzione alla politica. Zaccagnini Romito si definisce ormai apertamente di destra, sostiene una regolamentazione fiscale del lavoro sessuale e difende una linea durissima sull’immigrazione.













Commenti