Recap
La puntata del 1° ottobre 2026 riparte dai tormentoni politici e giudiziari che stanno accompagnando la Zanzara da giorni: cittadinanza, immigrazione, legittima difesa e la cosiddetta legge Giordano-Cruciani.
Cruciani torna innanzitutto sul caso di Cadoneghe, dove l’iter per la cittadinanza di una donna di origine marocchina è stato fermato dopo le difficoltà mostrate con la lingua italiana. Per lui il principio resta elementare: chi chiede di diventare cittadino deve conoscere almeno la lingua del Paese. Parenzo sposta invece il problema sull’integrazione e si domanda come sia possibile che una donna residente da molti anni in Italia sia rimasta così isolata da non riuscire a sostenere una conversazione elementare.
Nel frattempo la proposta Giordano-Cruciani sulla legittima difesa si arricchisce di nuovi principi: Cruciani accoglie l’idea che debba contare soprattutto la minaccia percepita da chi subisce l’intrusione e propone di eliminare il criterio di proporzionalità tra offesa e difesa. È, ancora una volta, una proposta sostenuta in trasmissione e non una norma in vigore.
Nel flusso degli editoriali e delle telefonate interviene anche Jonatan da Prato, prima che la trasmissione torni a concentrarsi sul caso Cadoneghe e sui protagonisti che lo stanno trasformando in uno scontro nazionale.
Ali Scek Nur torna sul caso Cadoneghe
A 35:10 viene richiamato Ali Scek Nur, già protagonista nei giorni precedenti per gli attacchi rivolti al sindaco Marco Schiesaro.
Cruciani lo incalza dopo le polemiche nate dalle sue parole e gli ricorda anche le reazioni ricevute sui social. Scek Nur rivendica la propria identità italiana, attacca Salvini e torna sul caso della donna marocchina.
Il confronto resta caotico. Parenzo insiste sul fatto che la mancata conoscenza dell’italiano dovrebbe spingere anche a interrogarsi sulle condizioni familiari e sociali della donna; Cruciani continua invece a difendere la decisione del sindaco come una conseguenza logica delle difficoltà linguistiche emerse durante il procedimento.
Scek Nur ricompare brevemente anche a 1:12:44, quando la discussione sulla cittadinanza e sulla rimigrazione torna ad accendersi.
Livio Ghidelli: cittadinanza dopo 25 anni e rimigrazione
A 45:40 arriva Livio Ghidelli, presentato come uomo della vecchia Lega e apertamente contrario alla linea salviniana attuale.
Sul caso Cadoneghe si schiera senza esitazioni con il sindaco. Per Ghidelli chi non si integra non dovrebbe ottenere facilmente la cittadinanza e arriva a sostenere che, in casi del genere, bisognerebbe prendere in considerazione il ritorno nel Paese d’origine.
La sua idea di cittadinanza è estremamente restrittiva: parla di almeno 25 anni di permanenza e lavoro, conoscenza della storia italiana, delle istituzioni, della lingua e rispetto delle tradizioni del Paese.
Il discorso si allarga rapidamente alla cosiddetta rimigrazione. Ghidelli propone come primo passo il trasferimento nei Paesi d’origine dei detenuti stranieri, sostenendo che dovrebbero scontare lì le proprie pene.
Poi arriva la sicurezza. Sul caso Roberto Mollo, Ghidelli afferma che chi entra nella proprietà altrui deve assumersi tutte le conseguenze della propria scelta e considera assurdo discutere a lungo sulla traiettoria dei colpi o sulla possibilità che un aggressore stesse fuggendo.
Spinge il ragionamento ancora oltre proponendo, nelle periferie considerate più pericolose, misure speciali e coprifuoco temporanei, con limitazioni alla libertà di movimento dopo una certa ora.
Gottardo contro Ghidelli
A 50:30 entra in collegamento Alberto Gottardo, direttore editoriale di Radio Veneto 24.
Gottardo rivendica il lavoro svolto direttamente sul caso della famiglia marocchina e racconta di essere andato sul posto insieme alle telecamere della trasmissione di Mario Giordano.
Con Ghidelli lo scontro è immediato e personale, ma il cuore politico resta la rimigrazione. Ghidelli insiste sull’espulsione o sul trasferimento dei detenuti stranieri nei rispettivi Paesi, mentre il confronto si allarga all’integrazione e alla definizione stessa di “italiano”.
Interviene anche un ascoltatore marocchino, cittadino italiano da decenni, che contesta duramente Ghidelli. La risposta di quest’ultimo è paradossale: dopo averlo attaccato, conclude che se non delinque e si è integrato può tranquillamente restare. Ed è proprio lì che emerge la linea di confine che Ghidelli vuole tracciare tra immigrazione accettabile e immigrazione da respingere.
Gabriele Noceti contro David Parenzo
A 1:16:10 cambia completamente fronte.
Entra Gabriele Noceti, giovane attivista politico progressista che aveva già pubblicato un durissimo intervento contro David Parenzo per le sue posizioni su Israele.
Noceti non arretra: sostiene che il governo Netanyahu sia responsabile di un genocidio e arriva a paragonarne l’azione a quella dei nazisti. Precisa di riferire il paragone al governo e non all’intero Stato di Israele, ma conferma di vedere punti di contatto tra Netanyahu e Hitler.
Parenzo reagisce con furia. Per lui accostare il governo israeliano al nazismo significa cancellare la differenza fondamentale tra una guerra, per quanto terribile, e un progetto deliberato di sterminio come quello nazista.
Cruciani, pur criticando a sua volta il paragone, cerca di mantenere il confronto sul terreno della libertà d’espressione.
Noceti sostiene che esista una volontà di distruzione almeno parziale della popolazione palestinese e richiama dichiarazioni di esponenti israeliani. Parenzo respinge completamente la ricostruzione e insiste sul fatto che non esista una volontà sistematica di sterminare i palestinesi.
Il confronto tocca anche Mario Roggero: Noceti considera esemplare la pena ricevuta perché, nella sua lettura, Roggero sarebbe andato oltre i limiti della legittima difesa. Cruciani resta incredulo davanti alla posizione.
Dario Halfaxa: discriminazioni, Pride e pansessualità
A 1:27:43 entra Dario Halfaxa, attivista LGBT e non binary.
Halfaxa sostiene che in Italia esista ancora una forte omofobia e transfobia e racconta episodi personali di aggressioni, molestie e discriminazioni subiti fin dall’adolescenza.
Si definisce pansessuale e difende un Pride “intersezionale”, capace cioè di occuparsi non soltanto delle persone LGBT ma, nella sua visione, di tutte le categorie considerate oppresse o discriminate.
Cruciani e Parenzo lo incalzano soprattutto sul rapporto tra diritti LGBT e mondo palestinese. Halfaxa rivendica anche posizioni filopalestinesi, pur riconoscendo che in diversi contesti islamici le persone LGBT non possono esprimersi con la stessa libertà disponibile in Italia.
Nazareno Perroni contro il linguaggio LGBT
A 1:33:00 entra Nazareno Perroni, parrucchiere, artigiano e tiktoker gay dichiaratamente di destra.
Il contrasto con Halfaxa è immediato.
Perroni respinge l’idea di un’Italia strutturalmente omofoba e sostiene che, dal punto di vista legale, alle persone gay non manchino diritti fondamentali. Contesta inoltre le definizioni legate alla pansessualità e all’identità di genere, liquidandole come costruzioni ideologiche.
Halfaxa replica raccontando di essere stato discriminato anche nel mondo del lavoro e sostiene che aspetto, tatuaggi, identità di genere e sessualità possano condizionare concretamente la possibilità di essere assunti.
Lo scontro arriva infine sulla schwa, sugli asterischi e sul linguaggio inclusivo. Halfaxa li difende come strumenti di rispetto verso identità diverse; Perroni li considera una forzatura inutile della lingua italiana.
La puntata termina così su un confronto interno allo stesso mondo LGBT: da una parte Halfaxa, che parla di intersezionalità, identità non binarie e discriminazioni ancora diffuse; dall’altra Perroni, gay e di destra, che rifiuta quell’impianto culturale e sostiene che libertà personale e diritti non abbiano bisogno di nuove categorie linguistiche.













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