L’articolo

Roberto Jonghi Lavarini, il “Barone Nero”, telefona a La Zanzara per parlare delle celebrazioni organizzate in occasione dell’anniversario della Marcia su Roma. Il confronto con David Parenzo parte immediatamente da due letture opposte: Jonghi Lavarini presenta l’evento del 1922 come una grande mobilitazione patriottica e popolare; Parenzo lo considera invece uno dei passaggi che aprirono la strada alla dittatura fascista.

L’intervento arriva dopo una lunga discussione sulla polizia, sulle proteste e sull’uso della forza nelle piazze, ma in pochi secondi la trasmissione torna direttamente a Mussolini.

«Una grande mobilitazione popolare»

Jonghi Lavarini racconta di avere provato a chiamare la trasmissione già il giorno precedente per fare gli “auguri” in occasione dell’anniversario.

La sua interpretazione storica è esplicitamente celebrativa. Descrive la Marcia su Roma come una “grande manifestazione popolare” e una mobilitazione patriottica che, secondo lui, avrebbe salvato l’Italia da anarchia, caos e bolscevismo.

Ricorda inoltre che Mussolini ricevette l’incarico di formare il governo e insiste sul fatto che quel primo esecutivo fosse una coalizione sostenuta anche da forze diverse dal Partito Nazionale Fascista.

Parenzo contesta il modo in cui Jonghi Lavarini utilizza questi elementi per presentare la Marcia su Roma come un normale passaggio democratico e gli ricorda ciò che accadde negli anni successivi con la costruzione del regime.

«Fu una marcia pacifica»

Jonghi Lavarini insiste: nella sua lettura si trattò di una mobilitazione “pacifica e popolare”. Non accetta quindi l’idea che l’anniversario debba essere ricordato esclusivamente come la premessa della fine della democrazia liberale.

Parenzo reagisce duramente e definisce assurdo festeggiare quell’evento. La distanza tra i due non riguarda soltanto Mussolini, ma il significato stesso da attribuire alla giornata: per Jonghi è una data da ricordare positivamente, per Parenzo è legata all’avvio di una dittatura.

Cruciani prova più volte a riportare tutto sul terreno tipicamente zanzaroso: cosa avete mangiato alla cena?

La cena di Zibido San Giacomo

Jonghi Lavarini racconta quindi la serata organizzata a Zibido San Giacomo, in un ristorante indicato durante la trasmissione. Precisa che la sua cena avrebbe raccolto circa un centinaio di partecipanti, che definisce “buoni patrioti”.

Sostiene inoltre che, nello stesso periodo, migliaia di persone avrebbero partecipato ad altre iniziative analoghe in diverse località italiane. Si tratta di cifre fornite dallo stesso Jonghi durante il collegamento.

Alla cena, spiega, avrebbero preso parte anche esponenti locali riconducibili a Futuro Nazionale e al centrodestra.

Cruciani e Parenzo si soffermano anche sul menù, trasformando rapidamente il dibattito storico in una discussione su risotto, pasta, stufato e specialità lombarde.

Canti fascisti? «Naturalmente sì»

Alla domanda più diretta, Jonghi Lavarini non si sottrae.

Sono state cantate canzoni fasciste durante la serata?

«Naturalmente sì», risponde, precisando che l’anniversario sarebbe stato ricordato con “allegria e goliardia” e con quelli che definisce canti patriottici.

Parenzo vede proprio in questa rivendicazione la conferma della natura politica della celebrazione e contesta nuovamente l’idea di ridurre tutto a una semplice cena privata o folkloristica.

Jonghi, al contrario, continua a descrivere la serata come un incontro legittimo fra persone accomunate dalle stesse convinzioni.

Lo scontro sul nonno di Parenzo

Il confronto diventa personale quando Jonghi Lavarini invita Parenzo a partecipare alla cena e a brindare simbolicamente al proprio nonno, tirato in ballo per un presunto passato fascista.

Parenzo distingue nettamente il ruolo successivo del nonno come funzionario dello Stato dalle eventuali vicende precedenti e respinge il tentativo di utilizzare la storia familiare per coinvolgerlo nella celebrazione.

Da lì si torna immediatamente alla questione centrale: si può festeggiare pubblicamente la Marcia su Roma come una data positiva?

Per Jonghi Lavarini sì. Per Parenzo rappresenta invece uno degli episodi più gravi della storia politica italiana.

Celebrazione o libertà di espressione

Sul fondo resta anche un altro tema tipico della Zanzara: fino a che punto lo Stato debba intervenire contro persone che si riuniscono privatamente per celebrare il fascismo.

Cruciani tende a riportare la discussione sul terreno della libertà di espressione, mentre Parenzo sostiene una posizione molto più severa nei confronti delle celebrazioni apologetiche.

Jonghi Lavarini, però, non prova in nessun momento a smorzare il significato politico della serata. Rivendica la cena, i canti, la commemorazione e soprattutto una lettura positiva della Marcia su Roma.

Ed è proprio questo a rendere impossibile qualsiasi sintesi: non si discute soltanto se sia lecito ricordare un evento storico, ma del significato da attribuirgli. Per il “Barone Nero” è una data da celebrare. Per Parenzo è esattamente il contrario.