L’articolo
Adriano da Milano, bandiera palestinese al seguito, entra a La Zanzara mentre Joe Formaggio è ancora in studio. Il confronto parte da Israele e Palestina, ma Giuseppe Cruciani cambia rapidamente terreno e porta Formaggio sulla questione che domina quei giorni: le cene organizzate il 28 ottobre per ricordare la Marcia su Roma.
La domanda è diretta: Formaggio ha partecipato anche lui?
La risposta apre uno scontro sulla memoria del fascismo, sul significato delle commemorazioni e su quanto la nostalgia per Mussolini sia ancora presente, almeno secondo il racconto dell’ex sindaco veneto.
Formaggio: «Sono sempre andato alle cene del 28 ottobre»
Joe Formaggio racconta di avere partecipato negli anni alle cene dedicate alla Marcia su Roma. Quella del 2026 avrebbe dovuto raggiungerla dopo un impegno televisivo, ma dice di essere arrivato intorno alle 23:30, quando erano rimasti soltanto due “camerati”, che ha salutato prima di tornare a casa.
La cena, racconta, si teneva a Trissino, nel Vicentino.
Cruciani gli chiede quale significato attribuisca realmente a quelle serate: semplice ricordo storico o celebrazione positiva?
Formaggio non si nasconde. Alla Marcia su Roma associa esplicitamente un giudizio positivo e la definisce un momento “bello”.
«Il fascismo ha fatto cose bellissime»
Il confronto con David Parenzo esplode immediatamente.
Formaggio ripete una tesi già sostenuta in altre occasioni: secondo lui il fascismo, almeno fino all’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale, avrebbe realizzato anche “cose bellissime”.
Parenzo gli ricorda invece la violenza politica, l’assassinio di Matteotti, la trasformazione dello Stato in dittatura e le leggi razziali, facendo notare che queste ultime precedono l’entrata in guerra.
Formaggio insiste e sostiene che il principale errore di Mussolini sia stato l’alleanza con Hitler, che dice di condannare. La sua interpretazione separa quindi una prima fase del regime, che continua a giudicare positivamente, dalle scelte successive legate alla Germania nazista e alla guerra.
È proprio questa distinzione a essere respinta dagli altri interlocutori, che gli ricordano come repressione e autoritarismo non siano cominciati nel 1940.
I busti di Mussolini nei capannoni veneti
La discussione prende una piega ancora più significativa quando Formaggio racconta ciò che, a suo dire, vede abitualmente nel mondo imprenditoriale veneto.
Sostiene che molti imprenditori da lui conosciuti abbiano negli uffici busti, calendari, bottiglie o altri oggetti dedicati a Mussolini. Arriva a parlare di circa metà delle persone che conosce in quell’ambiente.
Non presenta questa presenza come qualcosa di clandestino. Al contrario, dice che quegli oggetti vengono lasciati normalmente in vista e che nessuno sente la necessità di nasconderli.
Per Formaggio, dunque, la nostalgia fascista in una parte del Veneto sarebbe molto più normale e diffusa di quanto si voglia ammettere.
Cruciani torna più volte sulla portata di questa affermazione, proprio perché Formaggio la descrive come una realtà ordinaria nei capannoni industriali che frequenta.
Adriano: «Questa è apologia»
Adriano da Milano vede le cose dall’estremo opposto.
Contesta la normalizzazione delle cene del 28 ottobre e parla apertamente di apologia del fascismo. Per lui riunirsi con simboli, canzoni e riferimenti alla Marcia su Roma non può essere ridotto a una cena tra amici o a una semplice curiosità storica.
Formaggio replica chiedendo quale danno concreto producano 150 persone che si trovano in un ristorante per ricordare quell’evento.
Rivendica inoltre la libertà di andare a cena con quelli che definisce “amici camerati”, respingendo l’idea che qualcuno debba impedirglielo.
Il confronto diventa quindi anche una questione di libertà politica: fino a che punto ricordare positivamente il fascismo rientra nella libera espressione e quando, invece, assume il carattere di una vera celebrazione ideologica?
«Al prossimo 28 ottobre arrivo alle otto e mezza»
Formaggio non arretra neppure nel finale.
Parlando delle polemiche nate attorno alle cene, sostiene che continuerà a partecipare e annuncia provocatoriamente che al prossimo 28 ottobre arriverà puntuale alle 20:30, invece di presentarsi a serata ormai conclusa.
Difende anche chi ha partecipato alle commemorazioni e ritiene che la presenza a una cena privata non debba trasformarsi automaticamente in uno scandalo pubblico.
Adriano e Parenzo continuano invece a contestare il tentativo di descrivere la Marcia su Roma come un episodio positivo o folkloristico.
Il nodo resta irrisolto: per Joe Formaggio quelle cene rappresentano una tradizione politica che rivendica senza imbarazzo; per Adriano e Parenzo sono la celebrazione di un evento che aprì la strada alla dittatura.
Ed è proprio Formaggio a rendere impossibile qualsiasi equivoco: non parla soltanto di libertà di ricordare la storia. Dice apertamente che, per lui, quella Marcia fu anche un momento “bello”.













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