L’articolo
Nel giorno del 104° anniversario della Marcia su Roma, Fausto da Genzano torna a La Zanzara e non prova minimamente a nascondere le proprie idee. Il camionista apre l’intervento sostenendo che, se ci fosse ancora Benito Mussolini, molti dei problemi di cui si discute oggi non esisterebbero. Giuseppe Cruciani gli fa notare subito il paradosso: proprio la libertà garantita dalla democrazia permette a Fausto di andare in radio e celebrare apertamente il Duce.
È da qui che nasce quella che nel giro di pochi minuti diventa la nuova missione della trasmissione: portare Fausto allo spettacolo della Zanzara al Palasport di Roma il 7 novembre.
«Sono un fedelissimo di Benito Mussolini»
Cruciani gli chiede direttamente se possa definirsi un fedelissimo del Duce. Fausto risponde senza esitazioni di sì, racconta di frequentare Predappio e aggiunge un dettaglio già perfettamente in linea con il personaggio: suo figlio si chiama Benito Andrea e avrebbe voluto aggiungere anche Amilcare.
Fausto collega inoltre le proprie idee politiche ai problemi avuti in passato con le autorità. Ricorda una perquisizione della Digos avvenuta, secondo il suo racconto, nelle prime ore del mattino e sostiene di essere finito sotto attenzione proprio per la propria militanza e per l’esaltazione del fascismo.
Cruciani non segue la sua lettura degli eventi, ma vede nell’occasione un test perfetto: se Fausto rivendica pubblicamente quelle idee alla radio, perché non farlo davanti a migliaia di persone?
La “Marcia sul Palasport”
Da quel momento parte il tormentone. Cruciani gli propone di arrivare al Palasport accompagnato da un gruppo di sostenitori vestiti di nero e trasforma la provocazione in una sorta di “Marcia sul Palasport”.
Fausto è molto più prudente. Dice di non avere paura, ma teme che esporsi in quel modo possa significare ricominciare con denunce, avvocati e problemi giudiziari.
Per Cruciani la risposta equivale quasi a una ritirata. Lo provoca ripetutamente chiamandolo “coniglio” e sostiene che in Italia esista abbastanza libertà di parola da permettergli di dichiararsi fascista anche davanti al pubblico dello spettacolo.
A rendere la situazione ancora più surreale arriva persino un ristoratore, citato senza nome da Cruciani, che si dice disposto a pagare pur di vedere Fausto sul palco.
Massimo da Roma entra con una canzone per Fausto
A quel punto entra Massimo da Roma, che ha preparato per Fausto una lunga canzone satirica dedicata ai nostalgici che si ritrovano a Predappio. Il testo utilizza immagini sessuali e volutamente grottesche per ridicolizzare il culto mussoliniano.
Fausto la prende malissimo.
Massimo spiega allora più chiaramente il proprio attacco: considera assurdo che una persona possa rimpiangere una dittatura e contemporaneamente utilizzare tutte le libertà garantite dalla democrazia per esprimere quelle idee.
Fausto replica che proprio i fascisti sarebbero abituati a “fare da soli”, senza delegare, e lo scontro scivola velocemente dagli argomenti politici agli insulti personali.
La sfida all’autogrill
Come spesso accade alla Zanzara, dopo pochi minuti la battaglia ideologica rischia di trasformarsi in appuntamento fisico.
Fausto propone di incontrarsi il mattino successivo, indicando un punto lungo la Casilina. Cruciani interviene per capire esattamente quale autogrill i due stiano scegliendo, mentre Massimo deride l’idea stessa di dover attraversare Roma per incontrare Fausto.
L’appuntamento resta soprattutto una provocazione radiofonica. Massimo continua ad attaccarlo sull’ignoranza che gli attribuisce, Fausto rivendica invece il proprio passato politico e ricorda di essere stato eletto consigliere comunale a Genzano.
Il livello dello scontro sale ancora quando Cruciani chiede quale sia l’ultimo libro letto da Fausto. La risposta diventa l’ennesima occasione per Massimo per massacrarlo sul piano culturale.
«Se non vieni sei un coniglio»
Alla fine, però, tutto torna al 7 novembre.
Massimo cambia obiettivo: non vuole più incontrarlo all’autogrill, vuole vederlo direttamente al Palasport. Arriva persino a dire che sarebbe disposto a pagargli il biglietto.
Cruciani insiste sulla stessa linea. Se Fausto è davvero coerente con ciò che sostiene ogni volta che chiama la trasmissione, deve salire sul palco e affrontare il pubblico senza nascondersi dietro il telefono.
La “Marcia sul Palasport” diventa così il vero risultato del confronto. Fausto parte celebrando la Marcia su Roma del 1922 e finisce sfidato a organizzare, più di un secolo dopo, la propria personalissima marcia verso lo spettacolo della Zanzara.
La data è fissata: 7 novembre. Adesso resta soltanto da capire se Fausto da Genzano avrà davvero il coraggio di presentarsi.













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