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Marco Rizzo torna a La Zanzara con un nuovo progetto politico, Italia Domani, e prima ancora di riuscire a presentarlo finisce nel consueto scontro con David Parenzo. Il conduttore lo accusa apertamente di aver tradito la storia politica dalla quale proviene: Rizzo è stato dirigente comunista ed europarlamentare, mentre oggi viene associato a posizioni sovraniste che Parenzo considera ormai incompatibili con quel passato. Rizzo ribalta l’accusa sostenendo di essere rimasto coerente con una visione popolare e nazionale della politica e attacca Parenzo sul suo vecchio rapporto con l’ambiente della sinistra e del Parlamento europeo. Il confronto parte quindi da una domanda che attraversa tutto il blocco: chi dei due è davvero cambiato, Rizzo rispetto al comunismo da cui proviene oppure una sinistra che, secondo lui, avrebbe abbandonato le proprie radici?
Italia Domani e la guerra sul nuovo partito
Il nome Italia Domani diventa subito materiale da Zanzara. Cruciani e Parenzo lo prendono in giro come se fosse il titolo di un programma televisivo del mattino, mentre Rizzo cerca di spiegare che il riferimento è all’Italia che vuole costruire politicamente. La discussione degenera rapidamente nel grottesco quando Cruciani comincia a reinterpretare il logo e Rizzo si mette materialmente a costruire oggetti di carta in studio, trasformando per qualche minuto la presentazione del nuovo partito in una sequenza di provocazioni visive. Dietro le battute resta però una questione politica concreta: Parenzo chiede che fine abbia fatto Democrazia Sovrana Popolare e interpreta l’ennesimo cambiamento di sigla come la prova di una frammentazione continua; Rizzo sostiene invece che il nuovo progetto rappresenti una scelta autonoma e non una semplice operazione di facciata.
Lo scontro si sposta poi su Ilaria Salis, che Cruciani propone come simbolo di una nuova sinistra antagonista. Rizzo la liquida con durezza e sostiene che la sua elezione al Parlamento europeo sia stata favorita soprattutto dalle circostanze legate all’arresto in Ungheria e dallo scontro politico con Viktor Orbán. Non la considera quindi una figura paragonabile alla militanza politica delle generazioni precedenti e critica anche l’idea che l’occupazione di case o infrastrutture venga presentata automaticamente come lotta per i diritti. Parenzo gli rinfaccia a quel punto di aver rinnegato il proprio passato: viene da una tradizione nella quale scioperi, occupazioni e conflitto sociale erano strumenti ordinari, mentre ora sembra giudicarli con categorie molto più vicine all’ordine pubblico.
Quote rosa: «Se sei brava devi avere il tuo spazio»
Uno dei passaggi più netti riguarda le quote rosa. Alla domanda di Cruciani, Rizzo si dichiara contrario e sostiene che imporre per legge una quota di donne rappresenti quasi un “annichilimento” della loro personalità, perché trasformerebbe il genere in un requisito invece di riconoscere capacità e merito. Cita la presenza di donne ai vertici di istituzioni internazionali e sostiene che il problema non possa essere risolto semplicemente attraverso percentuali obbligatorie. Il suo ragionamento è lineare: se una donna è competente deve ottenere il posto per quella competenza, mentre se non lo è non dovrebbe essere favorita unicamente in quanto donna. Da qui parte anche una provocazione sulle future “quote trans”, inserita nella più ampia critica di Rizzo alle politiche identitarie contemporanee.
È uno dei punti in cui emerge meglio la distanza tra il vecchio linguaggio della sinistra da cui Rizzo proviene e la posizione che sostiene oggi. Parenzo usa proprio questa trasformazione per dipingerlo come un politico ormai approdato altrove; Rizzo, al contrario, considera le politiche identitarie una deviazione della sinistra moderna rispetto a temi che per lui dovrebbero restare centrali, come lavoro, sovranità e condizioni economiche.
La cauzione per chi spacca le vetrine
Cruciani trova invece un terreno di convergenza con Rizzo sul tema delle manifestazioni. Richiama una proposta secondo cui chi viene fermato dopo aver danneggiato vetrine o altri beni dovrebbe poter uscire soltanto dopo il pagamento di una cauzione, coinvolgendo direttamente anche la famiglia del giovane responsabile. Rizzo difende il principio attribuendogli soprattutto una funzione educativa: se i genitori devono mettere denaro per riparare ai danni provocati dal figlio, saranno incentivati a intervenire sul suo comportamento. Non nega che in altri momenti storici anche la violenza politica e la distruzione abbiano accompagnato rivoluzioni e grandi conflitti sociali, ma insiste sulla necessità di contestualizzare: rompere una vetrina durante una fase rivoluzionaria non avrebbe, nella sua lettura, lo stesso significato di distruggere negozi nelle attuali manifestazioni senza una prospettiva politica capace di raccogliere consenso.
Parenzo gli contesta ancora una volta il cambio di paradigma rispetto alla tradizione comunista e movimentista. Rizzo replica che il punto non è rinnegare la protesta, ma distinguere tra conflitto politico e vandalismo fine a se stesso. È uno dei momenti nei quali il suo nuovo posizionamento appare più evidente: non abbandona l’idea della lotta sociale, ma rifiuta di considerare automaticamente progressista qualunque forma di protesta contemporanea.
Rizzo contro la «russofobia» di Parenzo
Il finale ritorna su uno dei terreni più abituali dello scontro tra i due: la Russia. Parenzo richiama la Crimea e le responsabilità russe nella guerra in Ucraina, mentre Rizzo lo accusa di parlare continuamente di Mosca e di essere affetto da una vera e propria “russofobia”. Parenzo gli replica che in Russia non avrebbe la stessa libertà di fondare un partito, criticare il potere o partecipare a una trasmissione come La Zanzara, mentre Rizzo contesta quella che considera una lettura selettiva della geopolitica occidentale. La discussione si chiude nuovamente nel personale, tra vecchi ricordi, accuse reciproche e la ripetizione martellante del nome “Italia Domani”.
Il blocco finisce così per raccontare qualcosa di più della semplice nascita di un nuovo partito. Rizzo rivendica di non aver abbandonato le proprie idee fondamentali, ma di averle portate verso sovranità nazionale, critica delle politiche identitarie, maggiore severità nei confronti delle devastazioni e una posizione apertamente polemica verso l’atlantismo; Parenzo considera invece questa traiettoria la prova di una trasformazione radicale rispetto all’uomo politico eletto per anni nelle file comuniste. In mezzo, Italia Domani diventa il contenitore di questa nuova identità e, inevitabilmente, anche il bersaglio perfetto delle provocazioni della Zanzara.













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