Il riepilogo

La puntata de La Zanzara del 3 novembre 2026, considerata qui fino a 1:20:40, parte ancora una volta dagli editoriali più disparati: tasse, Palestina, manifestazioni, Formula 1 e nostalgia fascista finiscono nello stesso frullatore.

Giuseppe Cruciani torna sul caso di Kimi Antonelli e difende il diritto di scegliere una residenza fiscalmente più conveniente se tutto avviene nel rispetto delle regole. Respinge il moralismo verso chi può trasferirsi a San Marino e pagare meno imposte, mentre David Parenzo insiste sulla necessità di raccontare con chiarezza anche la convenienza fiscale di certe scelte.

Altro bersaglio è un dirigente sindacale della Fiom fotografato con una kefiah contenente riferimenti palestinesi che Cruciani e Parenzo considerano fortemente controversi. La domanda dei conduttori è soprattutto politica: perché un rappresentante dei metalmeccanici italiani, nel momento della propria elezione, dovrebbe utilizzare proprio quel simbolo?

Marcia su Roma, Vannacci e Islam

Negli editoriali torna anche Roberto Vannacci, attraverso alcune dichiarazioni sulla Marcia su Roma. Il generale la definisce una data storica e sostiene che ricordarla non dovrebbe essere diverso dal rievocare altri eventi del passato.

Parenzo contesta questa equiparazione, mentre Cruciani nota una somiglianza tra quel linguaggio e quello già utilizzato da alcuni ascoltatori simpatizzanti del fascismo.

Subito dopo viene proposta una vecchia posizione di Silvana De Mari sull’Islam, descritto da lei come un pericolo sulla base di una lettura letterale di alcuni passi coranici. Cruciani prende le distanze dall’idea che ogni musulmano possa essere associato alla violenza e ironizza sull’ipotesi che chi assalta una vetrina per rubare un piumino lo faccia per eseguire precetti religiosi.

Michele da Bologna contro il pastore Carollo

A 40:15 torna il pastore Luigi Carollo, stavolta al telefono contro Michele da Bologna.

Michele, omosessuale e fidanzato da dieci anni con un uomo cattolico, attacca duramente il pastore per quanto detto nella puntata precedente. Secondo lui, definire l’omosessualità “contro natura”, parlare di possibilità di “guarigione” e rifiutare le adozioni da parte di coppie gay contribuisce ad alimentare ostilità verso le persone omosessuali.

Carollo non arretra.

Quando Michele gli dice di vivere una relazione stabile con un credente cattolico, il pastore replica che, nella sua interpretazione religiosa, un vero credente non dovrebbe vivere quella relazione.

Il confronto peggiora ulteriormente quando Carollo associa determinati atti sessuali a qualcosa di impuro e parla ancora dell’azione del demonio. Michele reagisce con insulti e respinge l’intero impianto religioso del pastore.

Il risultato è uno scontro ancora più feroce di quello della sera precedente: da una parte Michele rivendica una relazione omosessuale vissuta senza incompatibilità con la fede del compagno; dall’altra Carollo continua a sostenere che omosessualità e pratica religiosa siano inconciliabili secondo la propria lettura biblica.

Lorenzo Pacini, il “Mamdani di Milano”

A 46:12 entra Lorenzo Pacini, esponente del PD milanese e candidato sindaco.

Cruciani lo presenta provocatoriamente come una sorta di “Mamdani di Milano”, soprattutto per le sue posizioni molto spostate a sinistra su sicurezza, patrimonio e conflitto sociale.

Pacini si dichiara disponibile a indossare una kefiah come simbolo di solidarietà palestinese, pur prendendo le distanze dal riferimento al “Diluvio Al-Aqsa” presente sulla sciarpa discussa poco prima.

Sulla bandiera israeliana usa invece parole fortemente critiche, definendola nel contesto della discussione un simbolo di oppressione legato all’occupazione dei territori palestinesi.

Il confronto entra poi sulle proteste e sulle vetrine distrutte.

Pacini chiarisce di ritenere sbagliato romperle, ma sostiene anche che, rispetto ai problemi sociali denunciati dai giovani in piazza, la vetrina di un grande marchio rappresenti per lui un problema secondario. Rivendica inoltre di aver detto che la sostituzione delle vetrine rotte genera comunque lavoro per i vetrai, pur precisando di non voler giustificare le devastazioni.

Cruciani lo incalza proprio su questo: per lui ridimensionare il danno alle attività commerciali significa sottovalutare la proprietà e chi investe nella città.

Livio Ghidelli contro Pacini

A 56:27 entra Livio Ghidelli e lo scontro diventa ancora più netto.

Uno dei primi temi è quello fiscale. Pacini contesta i ricchi che spostano la residenza verso Paesi più vantaggiosi e sostiene che le leggi dovrebbero impedire forme di elusione attraverso quelli che considera paradisi fiscali europei.

Ghidelli si colloca sul fronte opposto e difende chi sfrutta legalmente regole più favorevoli.

Ma il vero scontro arriva sulla sicurezza a Milano.

Pacini sostiene che centinaia di militari in città siano una spesa inutile e preferirebbe investire quelle risorse in educatori, scuola, sanità e politiche sociali. Ghidelli propone l’esatto contrario: più militari e maggiori poteri operativi.

Quando Cruciani chiede cosa dovrebbe fare un militare davanti a una persona che entra in un negozio e devasta una vetrina, Ghidelli arriva a sostenere che, nei casi estremi, dovrebbe poter usare anche le armi.

Pacini respinge completamente questa impostazione.

«Le proteste devono creare disagio»

Il confronto si sposta poi sull’occupazione delle tangenziali.

Pacini conferma di aver partecipato a manifestazioni che hanno bloccato la viabilità e non mostra pentimento: una protesta, sostiene, deve produrre disagio, altrimenti rischia di essere completamente ignorata.

Cruciani gli contesta però che a pagare quel disagio siano spesso proprio lavoratori, automobilisti e persone comuni.

Ghidelli chiede invece “mani libere” per la polizia, citando manganelli, idranti e strumenti più duri per liberare rapidamente strade e cortei degenerati.

Pacini esprime solidarietà al funzionario De Simone, ferito durante gli scontri, ma la equipara a quella che proverebbe per un manifestante ferito dalla polizia. Chiede inoltre perché il dirigente fosse senza casco nel momento dell’aggressione.

È la frase che riaccende ancora una volta lo studio.

Nano Tatteo vuole fare il presidente

A 1:11:00 la politica istituzionale viene spazzata via dall’arrivo di Nano Tatteo, o meglio “Tatteo”, visto che continua a non gradire particolarmente il soprannome legato alla sua statura.

Dopo mesi trascorsi come personaggio al seguito di Michelle Comi, Tatteo ha intrapreso una nuova fase: ha girato una scena pornografica.

Cruciani presenta la vicenda come una storia di “inclusione” e scopre nel frattempo anche il pensiero politico dell’ospite.

Tatteo dice di non interessarsi particolarmente a destra e sinistra, ma annuncia che quando arriverà a quarant’anni vorrebbe diventare presidente. Tra le sue prime proposte: coffee shop, prostituzione regolamentata e stipendio massimo di 3.000 euro al mese per i politici.

Cruciani sintetizza immediatamente l’idea come “stipendi nani per i politici”.

Sara Diamante e il video con Tatteo

A 1:19:01 entra Sara Diamante, attrice hard e creator online, protagonista della scena girata insieme a Tatteo.

Il blocco compreso prima dello skip parte dalla loro collaborazione e dal ritorno di Sara in trasmissione. I due scherzano sulla statura e Tatteo continua a chiedere che venga evitato il termine che considera offensivo.

Sara racconta che la propria situazione familiare è migliorata rispetto agli anni precedenti: dice che i genitori hanno accettato maggiormente il suo lavoro e che i guadagni ottenuti con i contenuti online le hanno permesso di aiutare economicamente la famiglia.

Racconta anche di avere coinvolto una cugina maggiorenne nel settore e sostiene di avere raggiunto in alcuni periodi guadagni mensili molto elevati.

Il video con Tatteo, dice, ha attirato molta curiosità e richieste da parte degli utenti.

Ed è proprio mentre lo studio entra nei dettagli economici e personali di quella collaborazione che si arriva a 1:20:40, punto dal quale il contenuto viene escluso da questo articolo.

La puntata considerata qui finisce quindi nel più classico percorso zanzariano possibile: dalle tasse di San Marino e dal Medio Oriente a pastori evangelici, candidati sindaco, manganelli, tangenziali e infine Nano Tatteo protagonista di un video per adulti.