Il riepilogo
La puntata del 9 ottobre 2026 parte dalla pena di morte negli Stati Uniti. Cruciani commenta la proposta, discussa in trasmissione, di rendere pubblica e trasmettere in streaming la fucilazione dell’autore della strage di Fort Hood. L’idea lo incuriosisce come possibile “monito”, mentre Parenzo considera raccapricciante trasformare un’esecuzione in spettacolo televisivo.
La discussione viene caricata dalla consueta parodia televisiva: dibattito prima e dopo, diritti dell’esclusiva, ascolti. Dietro l’ironia resta però una distanza netta tra Cruciani, che non esclude l’utilità simbolica di mostrare le conseguenze di un attentato, e Parenzo, contrario alla pena di morte e alla sua spettacolarizzazione.
Tribunale islamico e legge Cruciani-Giordano
Cruciani torna quindi sul presunto tribunale islamico di Padova, descritto come un meccanismo di arbitrato per controversie interne alla comunità musulmana.
Per lui la linea è invalicabile: nessuna Sharia o giustizia religiosa parallela può affiancare o sostituire le leggi italiane.
Poi riparte la battaglia sulla legittima difesa.
Cruciani torna su Mario Roggero e Roberto Mollo, attacca chi descrive Roggero semplicemente come autore di un duplice omicidio e rilancia la cosiddetta legge Cruciani-Giordano: chi subisce un’intrusione criminale nella propria proprietà dovrebbe poter reagire con tutele molto più estese rispetto a quelle attuali.
Emilio da Milano: «Siete più estremisti degli imam»
A 22:35 interviene Emilio da Milano, ormai avversario fisso della proposta.
La sua provocazione è semplice: Cruciani attacca la Sharia, ma contemporaneamente immagina una normativa sulla difesa della proprietà che Emilio considera perfino più brutale.
Accusa Cruciani e Giordano di aver costruito un clima nel quale gli ascoltatori competono a chi propone la reazione più estrema contro i ladri.
Le telefonate gli danno subito materiale: c’è chi propone di usare qualsiasi arma disponibile in casa e chi arriva a descrivere metodi medievali contro gli intrusi.
Parenzo usa proprio queste chiamate per contestare l’idea del “monito”: secondo lui quando una discussione sulla sicurezza si trasforma in una gara a chi immagina la punizione più feroce, il rischio è perdere completamente il senso dello Stato di diritto.
Cruciani non arretra. Per lui la questione fondamentale resta una: chi entra per commettere un crimine non può avere più protezioni della vittima.
Gianmarco Landi e il complotto totale
A 38:00 entra Gianmarco Landi, presentato direttamente come il “re dei complottisti”.
Lo scontro con David Parenzo parte immediatamente da Israele.
Landi sostiene, senza fornire elementi verificati nel corso della trasmissione, che il 7 ottobre sarebbe stato deliberatamente favorito o organizzato dall’apparato israeliano per creare la giustificazione politica e militare necessaria alla successiva offensiva su Gaza.
Parla apertamente di “insider job” e attribuisce al Mossad un ruolo centrale.
Parenzo considera queste affermazioni offensive e prive di fondamento.
Ma Landi non si ferma.
Collega il Mossad anche all’11 settembre, sostiene che il sionismo sia un progetto di potere globale e torna sulle proprie teorie relative a élite sataniche, sacrifici umani e rituali.
Il culmine arriva quando presenta una testimonianza secondo cui Hillary Clinton avrebbe partecipato a rituali satanici e cannibalistici.
Sono accuse straordinarie e non dimostrate, riportate da Landi come vere e contestate radicalmente in studio. Cruciani le lascia esporre proprio nella logica zanzaresca di mettere in onda anche il complottismo più estremo; Parenzo contesta invece la legittimazione che, a suo giudizio, si produce semplicemente offrendo tanto spazio a simili racconti.
Adriano da Milano e Gaza
A 53:40 arriva Adriano da Milano.
Racconta di aver visto un documentario sulla guerra a Gaza e di essere rimasto colpito dalle immagini e dalle testimonianze raccolte.
La sua conclusione è durissima nei confronti del governo israeliano, che accusa di aver condotto deliberatamente una politica distruttiva contro i palestinesi.
Parenzo contesta l’estensione della responsabilità dal governo all’intera popolazione israeliana e reagisce quando Adriano utilizza espressioni offensive generalizzate.
Il confronto torna così sulla linea che attraversa quasi tutta la settimana: criticare Netanyahu e l’esercito israeliano senza trasformare la critica in ostilità generalizzata verso israeliani o ebrei.
Maurizia Paradiso contro Clizia De Rossi
A 1:10:10 arriva uno degli incontri più improbabili della serata: Maurizia Paradiso contro Clizia De Rossi.
Paradiso rivendica una posizione radicalmente diversa da quella di Clizia sul tema dell’identità. Dice di non considerarsi una donna e di preferire per sé una definizione maschile, nonostante il proprio percorso di transizione.
Politicamente si colloca a destra e manifesta grande simpatia per Roberto Vannacci, che considera coerente e meritevole di essere sostenuto.
Clizia non riesce a conciliare questa posizione con le battaglie per i diritti delle persone trans: secondo lei appoggiare forze politiche che contestano quelle rivendicazioni significa indebolire proprio la comunità alla quale entrambe vengono associate.
Paradiso respinge qualsiasi idea di appartenenza obbligatoria: rivendica il diritto di pensarla come vuole e attacca anche il mondo dei Pride.
Pena di morte, Roggero e Mussolini
Il confronto si sposta poi sulla sicurezza.
Paradiso si dichiara favorevole alla pena di morte per alcuni omicidi e arriva provocatoriamente a offrirsi come esecutore gratuito.
La posizione cambia completamente quando si parla di Roggero e Mollo: entrambi, secondo lei, dovrebbero essere tutelati perché avrebbero reagito ai criminali.
Clizia sostiene l’opposto e considera quei casi incompatibili con la semplice legittima difesa.
La distanza cresce ancora su Mussolini. Paradiso ne offre un giudizio in parte positivo, attribuendogli diverse realizzazioni sociali; Clizia contesta la ricostruzione e ricorda la natura dittatoriale del regime.
Tra provocazioni sessuali, Vannacci, fascismo e pena di morte, il confronto riesce praticamente a moderarsi da solo: Cruciani deve soprattutto evitare che la temperatura salga ancora.
Leo il fascista contro Parenzo
A 1:23:30 viene richiamato Leo il fascista.
Il tono cambia immediatamente.
Leo parte insultando Parenzo e rivolge ripetuti auguri di morte contro di lui, contro la sinistra e contro i sionisti. Precisa a più riprese di non volerli uccidere personalmente, ma il linguaggio resta violentissimo e arriva persino a dire che, in caso di guerra civile, andrebbe a cercare Parenzo.
Parenzo reagisce cercando di far emergere il nucleo ideologico del personaggio.
Leo non si nasconde: per lui Mussolini è una fede e il fascismo quasi una religione. Dice di desiderare una nuova svolta autoritaria, guarda con favore allo spostamento a destra della politica europea e dichiara che voterebbe Vannacci, pur diffidando delle sue strategie.
Rivendica contemporaneamente l’articolo 21 e la libertà di dire ciò che pensa. Parenzo gli fa notare il paradosso: proprio il fascismo storico cancellò la libertà politica che oggi consente a Leo di intervenire liberamente alla radio.
Predappio e il “rito fascista”
Leo difende anche la pena di morte per i reati più gravi, la possibilità di sparare a chi entra nella proprietà privata e racconta di voler portare i propri nipoti a Predappio per trasmettere loro quella che definisce la “religione fascista”.
Conferma inoltre il saluto romano e la propria passione per la simbologia e le canzoni del fascismo.
Parenzo chiude definendolo semplicemente un idiota.
Una puntata che parte dalle esecuzioni pubbliche e finisce davanti alla tomba del Duce, passando per legittima difesa, Sharia, Mossad, 11 settembre, satanismo, Gaza, Vannacci e pena di morte. Praticamente una settimana di Zanzara compressa in una sera.













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