Il riepilogo

La puntata de La Zanzara del 6 novembre 2026 parte ancora una volta dall’ordine pubblico e dalla legittima difesa, con Giuseppe Cruciani che torna sul caso di Rami, il giovane morto durante un inseguimento dei carabinieri a Milano. Cruciani contesta duramente la richiesta di risarcimento avanzata dai familiari e ribadisce una posizione radicale: chi fugge da un controllo dovrebbe accettare il rischio dell’inseguimento e, nella sua impostazione, lo speronamento da parte delle forze dell’ordine dovrebbe essere considerato legittimo. Parenzo gli oppone il principio esattamente contrario, ricordando che i familiari hanno diritto a chiedere verità e giustizia e che saranno le indagini a stabilire eventuali responsabilità, comprese le accuse di depistaggio. Da qui Cruciani rilancia la ormai abituale “legge Cruciani-Giordano-Ruzza”, descritta come uno scudo molto più ampio per chi difende casa, negozio e proprietà privata: chi entra per rapinare, nella sua visione, dovrebbe perdere quasi ogni tutela nei confronti della reazione della vittima. Parenzo considera invece l’intera proposta una pericolosa caricatura della legittima difesa e accusa Cruciani e Giordano di trasformare una materia giuridica complessa in uno slogan.

Gli editoriali attraversano poi immigrazione, politica internazionale e libertà d’espressione. Cruciani legge il caso di una famiglia migrante che avrebbe rifiutato una casa di 90 metri quadrati perché insufficiente in prospettiva del ricongiungimento con altri figli rimasti in Togo; Parenzo osserva che otto persone in quell’abitazione avrebbero comunque poco spazio a disposizione. Si discute anche delle dichiarazioni del professor Stefano Zecchi sulle differenze nell’aspettativa di vita in buona salute tra Calabria e altre regioni: Cruciani difende il diritto di esprimere l’ipotesi di una relazione con fattori culturali, mentre Parenzo parla di “razzismo culturale”. Sullo sfondo resta poi il solito scontro geopolitico: Cruciani accusa Parenzo di voler trascinare l’Occidente verso guerre contro Russia e Iran, mentre Parenzo sostiene che le democrazie debbano reagire alle minacce provenienti dalle dittature.

Karima Moual contro Cruciani: Islam, donne e immigrazione

A 41:00 entra Karima Moual, chiamata a confrontarsi con Cruciani soprattutto sull’Islam. Il punto di partenza è un intervento di un imam di Sesto San Giovanni, secondo il quale una coppia musulmana fidanzata resta composta da due persone religiosamente estranee fino al matrimonio e dovrebbe quindi evitare anche il contatto fisico. Cruciani presenta quelle parole come l’esempio di una visione che considera incompatibile con la società occidentale; Karima reagisce accusandolo di selezionare deliberatamente le interpretazioni più conservatrici dell’Islam per presentarle come rappresentative dell’intera comunità musulmana. Ricorda che prescrizioni sulla castità prematrimoniale esistono anche nel cristianesimo e nell’ebraismo e sottolinea che, esattamente come tra i cattolici, anche tra i musulmani esistono osservanti, non osservanti, conservatori e persone che vivono la religione in maniera molto più libera.

Il confronto diventa più duro quando Cruciani porta il discorso sui matrimoni e sulle donne costrette, in alcune famiglie, a rispettare decisioni dei genitori o regole molto rigide. Karima non nega che possano esistere situazioni coercitive, ma rifiuta che vengano utilizzate per descrivere l’Islam nel suo complesso e sostiene che chi subisce costrizioni debba essere tutelato esattamente come in qualunque altro ambiente familiare. Quando Cruciani le chiede conto delle proprie abitudini personali, Karima replica di fare ciò che vuole e di non dover rendere conto né a un imam né alla Zanzara. Lo scontro si allarga quindi al modo in cui vengono raccontati i reati commessi da cittadini stranieri: Cruciani insiste sull’utilità di specificare la nazionalità di un uomo nigeriano arrestato per violenze contro la moglie, mentre Karima considera quella sottolineatura una modalità sistematica per associare immigrazione e criminalità.

La parte finale del confronto torna sul caso Rami. Karima invita Cruciani a non difendere automaticamente carabinieri e polizia, ricordando che anche le forze dell’ordine possono sbagliare e che proprio per questo esistono indagini e processi. Cruciani resta invece convinto che la fuga da un controllo debba attribuire una responsabilità primaria a chi scappa e reagisce accusando Karima di assumere una posizione ideologica contro le forze dell’ordine. È uno scontro molto compatto nella sua logica: Cruciani vede nella narrazione edulcorata di Islam e immigrazione una forma di rimozione dei problemi; Karima vede nella selezione continua di episodi negativi una costruzione politica dell’allarme.

Marco Rizzo presenta “Italia Domani” e torna a litigare con Parenzo

A 54:50 entra Marco Rizzo, accolto immediatamente dagli attacchi di David Parenzo sul suo percorso politico: da dirigente comunista ed europarlamentare a esponente di un’area sovranista che Parenzo considera ormai lontanissima dalla storia dalla quale Rizzo proviene. L’occasione è la nascita del nuovo soggetto politico Italia Domani, nome che Cruciani e Parenzo sottopongono per diversi minuti al consueto trattamento zanzariano tra battute sul logo, provocazioni e perfino tentativi improvvisati di ridisegnarne il simbolo. Rizzo, però, rivendica il progetto e sostiene di non aver rinnegato le proprie idee, accusando al contrario una parte della sinistra contemporanea di essere diventata incompatibile con la propria tradizione popolare e sociale.

Sul terreno politico emergono differenze interessanti anche rispetto alla protesta di piazza. Rizzo liquida con sarcasmo il modello rappresentato da Ilaria Salis e, parlando delle vetrine distrutte durante i cortei, sostiene che il significato di un’azione dipenda dal contesto storico: rompere qualcosa durante una vera rivoluzione non equivale, secondo lui, alle devastazioni compiute oggi da gruppi che non avrebbero né un progetto né consenso popolare. Si dichiara inoltre favorevole a un meccanismo economico che responsabilizzi le famiglie dei giovani fermati dopo danneggiamenti, immaginando una cauzione da pagare per il loro rilascio. Rizzo si schiera anche contro le quote rosa, che interpreta come una forma di diminuzione della stessa capacità femminile: una donna, sostiene, dovrebbe arrivare a un incarico perché competente, non perché inserita in una percentuale obbligatoria.

Lo scontro più prevedibile resta quello sulla Russia. Parenzo torna sull’invasione dell’Ucraina e sulla Crimea, mentre Rizzo lo accusa di avere un’ossessione russofoba e di utilizzare criteri differenti a seconda del Paese coinvolto. La conversazione finisce quasi inevitabilmente nel personale, con Rizzo che rinfaccia a Parenzo vecchi rapporti con il mondo della sinistra e del Parlamento europeo e Parenzo che gli restituisce l’accusa di avere tradito il proprio elettorato comunista. Tra un aeroplanino di carta lanciato in studio e le battute su “Italia Domani”, il blocco resta però anche la fotografia di una trasformazione politica: un ex dirigente comunista che oggi parla di sovranità, ordine nelle manifestazioni e critica delle politiche identitarie viene accusato da Parenzo di essere diventato ciò contro cui aveva costruito la propria carriera.

Joseph da Siracusa, fascismo e accuse di islamofobia

A 1:11:55 arriva brevemente Joseph da Siracusa, che attacca Cruciani per il modo in cui parla del politico musulmano americano Abdul El-Sayed e soprattutto della moglie velata. Cruciani ribadisce di non apprezzare il modello familiare rappresentato da una donna che resta a casa con i figli e si presenta pubblicamente con un abbigliamento religioso molto coprente; Joseph gli risponde accusandolo di islamofobia e sostenendo che si tratti semplicemente di una scelta culturale e personale. Il passaggio è rapido, ma si inserisce perfettamente nel filo della puntata: dopo lo scontro con Karima, torna ancora una volta la domanda se il velo e i modelli familiari tradizionali debbano essere letti come libertà individuale oppure come simboli di un sistema conservatore che Cruciani considera problematico.

Subito dopo una telefonata sul corteo di tifosi ungheresi davanti al Duomo riporta per qualche minuto la trasmissione sul fascismo. Cruciani distingue tra comportamenti concreti e appartenenza ideologica: osserva che quei manifestanti non avevano distrutto nulla, pur liquidando chi si dichiara apertamente fascista come un personaggio politicamente irrilevante e provocatorio.

Il ritorno di Illuminazione Cosmica: «Siamo obbligati a nascere»

A 1:14:58 torna in studio Illuminazione Cosmica, appena uscito dalla fase più restrittiva della propria vicenda giudiziaria dopo circa sette mesi trascorsi tra carcere e altre forme di detenzione. Il suo ritorno riparte esattamente dal punto in cui il personaggio era stato lasciato: il rifiuto dell’identità anagrafica, dello Stato e delle regole considerate imposizioni esterne. La prima provocazione riguarda i quattro figli di Parenzo: secondo Illuminazione, ogni genitore “obbliga” un nuovo essere umano a nascere, perché nessuno può essere consultato prima del concepimento. Parenzo considera il ragionamento assurdo e replica che i propri figli potrebbero essere perfettamente felici di esistere; Illuminazione sostiene invece che una piena comprensione della condizione umana porterebbe a considerare la nascita stessa una forma di imposizione.

Il tema dell’identità diventa ancora più centrale quando Cruciani utilizza il nome anagrafico dell’ospite. Illuminazione lo definisce il proprio “nome da schiavo”, perché assegnato da altri e mai scelto personalmente, e annuncia che vorrebbe abbandonare anche lo pseudonimo con cui è diventato noto. Dice di aver completato decine di atti destinati alla creazione del proprio Stato personale, che dovrebbe chiamarsi “Dominio dell’Io Sono”, una struttura attraverso la quale intende affermare la propria sovranità individuale rispetto allo Stato italiano. La carta d’identità, ammette, continuerà probabilmente a usarla per “quieto vivere”, riconoscendo apertamente la contraddizione tra il rifiuto teorico del sistema e la necessità pratica di convivere con esso.

Tasse, ospedali e lo Stato come «finzione giuridica»

La discussione si allarga inevitabilmente alle tasse. Illuminazione sostiene che vengano pagate soltanto perché gli individui sono costretti a farlo all’interno del sistema e le considera uno degli strumenti attraverso i quali lo Stato mantiene il controllo sui cittadini. Cruciani e Parenzo gli chiedono allora chi dovrebbe finanziare strade, servizi e ospedali; Illuminazione risponde mettendo in discussione anche il sistema sanitario, sostenendo che un’“azienda ospedaliera” abbia interesse economico nella presenza del malato. Parenzo gli contesta il salto logico, ma l’ospite resta coerente con la propria visione: per lui quasi tutte le istituzioni moderne funzionano attraverso strutture imposte da altri e accettate dagli individui come se fossero naturali.

La stessa logica viene applicata alla proprietà della terra, ai trasporti e alle leggi. Illuminazione ricorda il proprio rifiuto passato di identificarsi con i normali documenti e continua a mettere in discussione anche l’obbligo di pagare per utilizzare un treno. Secondo lui nessuno potrebbe realmente dichiarare una porzione di Terra come propria, se non attraverso la forza dello Stato che ne garantisce il possesso. Quando Cruciani porta il ragionamento all’estremo chiedendo se persino chi uccide qualcuno debba essere lasciato libero, Illuminazione distingue la propria critica allo Stato dall’assenza di regole, ma lega anche questo passaggio alla propria visione animalista: se l’uccisione di un essere vivente è moralmente condannabile, sostiene, la logica dovrebbe essere applicata coerentemente anche agli animali.

Il punto d’arrivo è la definizione dello Stato italiano come “finzione giuridica”, una costruzione inventata dagli esseri umani e imposta attraverso un’adesione che, secondo Illuminazione, non è realmente volontaria. È il finale perfetto per una puntata partita dalla richiesta di dare più poteri a chi difende proprietà e forze dell’ordine: Cruciani vuole rafforzare lo Stato quando protegge cittadini e patrimonio; Illuminazione Cosmica vuole sottrarsi allo Stato quasi completamente. In mezzo, Karima Moual e Marco Rizzo hanno trasformato Islam, immigrazione, Russia, proteste e identità politica negli altri fronti di una serata interamente costruita intorno al rapporto tra individuo, autorità e libertà.