Il riepilogo

La puntata de La Zanzara del 2 novembre 2026 parte ancora una volta dalle piazze, dalla polizia e dal clima che si è creato attorno alle forze dell’ordine. Giuseppe Cruciani legge parte di una lettera anonima inviata alla Questura di Milano e indirizzata anche all’agente De Simone, ferito durante gli scontri: un testo violentissimo nel quale vengono augurate conseguenze fisiche gravissime agli agenti.

Per Cruciani non è soltanto la provocazione di un singolo individuo, ma il risultato di mesi di delegittimazione delle forze dell’ordine. David Parenzo considera la lettera ripugnante, ma rifiuta di attribuirne automaticamente la responsabilità a un’intera area politica o culturale.

Polizia, proteste e i «petali di rose» di De Luca

Il confronto prosegue sulle manifestazioni degli ultimi giorni. Cruciani se la prende con chi descrive la polizia come strumento di repressione e cita anche la protesta di un ragazzo presentatosi davanti agli agenti con uno specchio e un messaggio rivolto alle forze dell’ordine.

Parenzo distingue: una performance provocatoria può essere stupida, ma non equivale alla violenza.

Entra quindi nel dibattito Vincenzo De Luca, attraverso un suo intervento registrato. L’ex governatore ironizza sulla pretesa che gli agenti non reagiscano quando vengono aggrediti con spranghe: invece dell’equipaggiamento antisommossa, propone sarcasticamente di dotarli di cestini pieni di petali di rose.

La prima parte della trasmissione continua così tra telefonate favorevoli alle proteste, ascoltatori che invocano maggiore durezza e altri che accusano le forze dell’ordine di abusi.

Davide Piccardo: Islam, Youssef e Sinwar

A 38:41 entra Davide Piccardo.

Il punto di partenza è un intervento dell’imam di Sesto San Giovanni, secondo cui due fidanzati musulmani, prima del matrimonio, dovrebbero evitare anche il contatto fisico. Piccardo difende il principio generale: un imam, sostiene, dà indicazioni morali ai propri fedeli esattamente come può farlo un rabbino o un sacerdote.

Secondo Piccardo, presentare quelle parole come qualcosa di eccezionale sarebbe parte di una campagna di islamofobia che attribuisce ai musulmani responsabilità sproporzionate nel dibattito pubblico italiano. Cita il caro vita, il lavoro e gli affitti come problemi che, a suo giudizio, vengono oscurati concentrando l’attenzione su imam, velo e immigrazione.

Lo scontro diventa ancora più acceso quando si parla di Youssef. Piccardo lo definisce un capro espiatorio e arriva a sostenere che il suo arresto sia stato di natura politica. Cruciani e Parenzo gli contestano la gravità delle dichiarazioni attribuite al giovane, compreso il riferimento al 7 ottobre come “alba di una nuova era”.

Piccardo insiste sul terreno della libertà di espressione: anche un’opinione estremamente controversa, sostiene, non dovrebbe automaticamente portare al carcere.

In apertura viene ricordato anche il libro pubblicato da Piccardo su Yahya Sinwar, elemento che provoca un durissimo scontro con Parenzo.

Joe Formaggio: «Combattere l’Islam in tutte le sue forme»

A 49:31 arriva Joe Formaggio, che si colloca quasi all’estremo opposto.

Formaggio rivendica la necessità di difendere Israele come presidio dell’Occidente e usa parole molto dure sull’Islam. Parla esplicitamente della necessità di “combattere l’Islam in tutte le sue forme”, sostenendo rimigrazione e nessun sostegno pubblico per chi, a suo giudizio, rifiuta le regole della società italiana.

Piccardo gli risponde ricordando che comunità musulmane e cristiane convivono da secoli in diversi Paesi e contesta la rappresentazione dell’Islam come blocco incompatibile con l’Occidente.

Il confronto degenera rapidamente su Gaza, Israele e sulle accuse reciproche relative alle vittime civili. Le affermazioni sulle cifre e sulle responsabilità vengono lanciate nello scontro senza alcuna verifica condivisa e restano quindi posizioni dei singoli interlocutori.

Adriano da Milano porta Formaggio sulla Marcia su Roma

A 55:18 Piccardo lascia il posto ad Adriano da Milano, storico ascoltatore della trasmissione, che si presenta con una bandiera palestinese.

Il confronto con Joe Formaggio devia presto verso il fascismo. Cruciani riprende le dichiarazioni di Roberto Vannacci sulle commemorazioni della Marcia su Roma e chiede a Formaggio se abbia partecipato alle tradizionali cene del 28 ottobre.

Formaggio conferma di averlo fatto in passato e dice che avrebbe voluto partecipare anche all’ultima, arrivando però quando la serata era ormai terminata. Definisce la Marcia su Roma un momento positivo e sostiene che il fascismo, fino all’entrata in guerra, avrebbe fatto anche “cose bellissime”.

Parenzo contesta duramente questa ricostruzione, ricordando violenza politica, dittatura e leggi razziali.

Formaggio aggiunge poi un’affermazione significativa sulla propria esperienza personale: sostiene che molti imprenditori veneti da lui conosciuti espongano busti, calendari o altri oggetti legati a Mussolini e che in quell’ambiente ciò sia vissuto con normalità.

Lo scontro con Adriano diventa quindi un miscuglio di Israele, Palestina, fascismo, partigiani e memoria storica.

Luigi Carollo: omosessualità e «opera di Satana»

A 1:10:21 cambia completamente scenario con l’ingresso del pastore evangelico Luigi Carollo.

Parenzo comincia provocandolo sulla sua stessa qualifica di pastore. Carollo spiega di guidare una comunità pentecostale di circa un centinaio di persone e di essere stato ordinato all’interno della propria organizzazione religiosa.

Il tema vero arriva però quando vengono riproposte alcune sue dichiarazioni sull’omosessualità.

Carollo la considera “contro natura” e sostiene lo stesso delle identità transgender. Si dichiara contrario alle unioni civili, alle transizioni di genere e, successivamente, anche all’aborto.

Le sue sono posizioni religiose radicali: arriva ad attribuire determinate esperienze legate all’identità di genere all’“opera di Satana” e sostiene che l’omosessualità possa essere superata attraverso un percorso di fede, digiuno e preghiera.

Bianca Evangelista contro il pastore

A 1:16:26 entra Bianca Evangelista, donna trans di 33 anni cresciuta proprio in un ambiente evangelico.

Bianca racconta di essersi percepita come donna fin dall’infanzia e di aver vissuto con difficoltà il contrasto tra ciò che sentiva e gli insegnamenti religiosi ricevuti. Oggi ha modificato legalmente la propria identità e dice di avere come obiettivo anche un intervento chirurgico di affermazione di genere.

Carollo continua però a considerarla biologicamente uomo e sostiene che la transizione non possa modificare la genetica. Bianca ribatte che proprio quel tipo di ideologia religiosa ha avuto un impatto negativo sulla propria crescita.

Lo scontro diventa particolarmente duro quando il pastore parla di “salvare” le persone attraverso la fede. Bianca gli chiede direttamente da che cosa dovrebbe essere salvata.

Carollo risponde evocando nuovamente Satana e propone preghiera e digiuno. Bianca contesta radicalmente l’intera impostazione e definisce pericolosa un’ideologia che considera patologiche o moralmente sbagliate le persone LGBT.

La puntata si chiude dunque con due mondi completamente inconciliabili: da una parte un pastore evangelico che considera omosessualità e transizione deviazioni dalla volontà divina; dall’altra una donna trans cresciuta proprio dentro quel mondo religioso e decisa a rivendicare la propria identità.

Dopo polizia, Islam, Gaza, fascismo e Marcia su Roma, la Zanzara riesce ancora una volta a terminare la serata su un conflitto completamente diverso senza abbassare di un millimetro il livello dello scontro.