Il riepilogo

La puntata de La Zanzara del 5 novembre 2026 si apre ancora una volta sul tema dell’ordine pubblico. Giuseppe Cruciani commenta con soddisfazione la notizia degli arresti legati agli scontri di Torino, compreso quello dell’uomo accusato di aver colpito un poliziotto con un martello, e torna a sostenere una linea durissima contro chi aggredisce le forze dell’ordine o incendia i loro mezzi. Dagli scontri di piazza si passa rapidamente all’eutanasia, con Cruciani favorevole a un modello molto più permissivo, simile a quello adottato in alcuni Paesi europei, e quindi al caso di un manager milanese che, secondo la vicenda riportata in trasmissione, sarebbe stato per lungo tempo isolato e maltrattato dalla moglie. Per Cruciani è l’occasione per ribadire che anche la violenza femminile contro gli uomini esiste e, a suo giudizio, riceve un’attenzione pubblica molto inferiore. Parenzo porta invece il discorso sulla politica internazionale e sui rapporti con Russia e Iran, mentre nello studio continuano a riemergere le polemiche dei giorni precedenti sulle proteste e sulle vetrine distrutte.

Jody Barichello porta la “legge Cruciani-Giordano” nelle istituzioni

A 22:10 entra Jody Barichello, assessore alla sicurezza del Comune di Limena, protagonista di una mozione approvata in consiglio comunale a sostegno dell’obiettivo della cosiddetta “legge Cruciani-Giordano”. Il testo esprime sostegno al rafforzamento della tutela delle vittime di rapine, aggressioni e intrusioni illecite nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro. Barichello rivendica l’iniziativa come il mantenimento di una promessa fatta durante una precedente partecipazione alla trasmissione e sostiene che quella battaglia possa arrivare fino al Parlamento. David Parenzo la considera invece una “buffonata” politica: sottolinea che un Comune non ha competenza per modificare la legislazione penale nazionale e accusa Barichello di trasformare una provocazione nata in radio in un atto istituzionale utile soprattutto alla visibilità. L’assessore non arretra, racconta di essere in avvicinamento a Futuro Nazionale e ricorda anche una precedente iniziativa provocatoria sulla legittima difesa, l’adesivo “Io non sparo ai ladri”, pensato per identificare chi, secondo lui, sarebbe contrario a una maggiore tutela di chi reagisce ai furti. Sul caso di Rogero, Barichello evita di definirlo un eroe e parla invece di una vittima di uno Stato che non sarebbe riuscito a proteggerlo adeguatamente.

La discussione continua prima con Jonatan da Prato e poi con Massimo da Roma, che a 37:17 affronta direttamente Barichello. Massimo ironizza sul peso politico di Limena e contesta l’enfasi posta sui furti domestici, chiedendo all’assessore risultati concreti e dati sulla sicurezza del Comune. Barichello replica ricordando che Limena è una zona industrialmente rilevante della provincia di Padova e rivendica le proprie iniziative amministrative, compresi corsi sulla sicurezza rivolti alle donne, per i quali ricorda anche il proprio titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica. Il confronto, tra battute e attacchi personali, resta però ancorato alla stessa domanda: la mozione sulla legittima difesa rappresenta un vero atto politico oppure soprattutto una potente operazione comunicativa nata dentro La Zanzara?

Clizia De Rossi, Israele e lo scontro con Ferenc Venturelli

A 40:05 arriva Clizia De Rossi e il clima cambia immediatamente. Il confronto con Parenzo torna su Israele e Palestina, con Clizia che sostiene posizioni radicalmente anti-israeliane e immagina un futuro nel quale lo Stato israeliano perda l’attuale configurazione territoriale, mentre Parenzo le contesta di spingersi fino alla cancellazione politica di Israele. Il passaggio resta soprattutto un preludio allo scontro successivo e, come spesso accade con Clizia, il dibattito viene rapidamente assorbito dalle provocazioni reciproche. A 48:10 entra infatti Ferenc Venturelli, conosciuto online come Eterno, già noto alla trasmissione per aver bruciato una copia del Corano e per le sue posizioni estremamente ostili all’Islam.

Il centro del confronto è una chat creata da Venturelli in occasione di iniziative politiche a Milano. Eterno spiega che il gruppo sarebbe nato per organizzare persone intenzionate a scendere in piazza e sostiene che i contenuti estremi comparsi successivamente siano responsabilità dei singoli utenti. Quando Cruciani gli chiede esplicitamente se nella chat fossero presenti messaggi fascisti o riferimenti alla violenza, Venturelli ammette la presenza di contenuti riconducibili al fascismo e prende le distanze dalle incitazioni violente. Clizia sostiene invece che chi crea e gestisce un simile spazio non possa considerarsi completamente estraneo al clima che vi si sviluppa. La discussione diventa ancora più netta quando Eterno ribadisce di voler rendere illegale l’Islam, che considera un pericolo per la società occidentale. Cruciani distingue tra Islam e Islam politico e giudica estrema quella posizione; Venturelli insiste invece sul fatto che il problema, a suo avviso, riguardi la religione stessa e racconta di aver chiesto a chi voleva entrare nel proprio gruppo di insultare Maometto come una sorta di filtro per evitare infiltrazioni di musulmani ostili.

Il confronto degenera quando Clizia gli attribuisce la responsabilità morale per messaggi estremi circolati nella chat, comprese minacce e incitazioni che lei sostiene di aver letto negli screenshot ricevuti. Venturelli replica di non aver commesso personalmente violenze e rivendica il diritto di decidere chi accettare nei propri gruppi. Cruciani mantiene una posizione intermedia: considera inaccettabili le incitazioni alla violenza e giudica eccessive molte idee di Eterno, ma distingue la responsabilità di chi scrive un messaggio da quella di chi ha semplicemente creato lo spazio nel quale quel messaggio compare.

L’avvocato Giovanni da Ancona minaccia una denuncia

A 1:08:11 interviene un avvocato Giovanni da Ancona, che entra direttamente contro Clizia De Rossi. L’uomo ritiene che alcune sue affermazioni su Israele abbiano superato il limite della polemica politica e possano configurare, nella sua interpretazione, un’istigazione all’odio. Il riferimento è soprattutto alle frasi sulla cancellazione dello Stato israeliano e sull’ipotesi di una nuova diaspora degli israeliani. Clizia reagisce immediatamente con una lunga serie di insulti personali, mentre Cruciani prova a riportare il confronto sul punto giuridico e chiede all’avvocato di indicare precisamente quali dichiarazioni ritenga penalmente rilevanti. Giovanni sostiene di essere normalmente restio alle denunce, ma afferma che in questo caso i toni sarebbero diventati troppo pesanti. Cruciani, pur schierandosi sul merito contro alcune affermazioni di Clizia, gli suggerisce di lasciar perdere le “carte bollate” e di considerare sufficiente lo sfogo in diretta.

Francesco Gioia: «Picchiare un fascista è un dovere morale»

La parte finale cambia completamente registro con l’ingresso, a 1:12:40, di Francesco Gioia, presentato come tre volte campione italiano di strongman, personal trainer, istruttore di Muay Thai, vegetariano, antifascista e con un passato da anarchico militante. Gioia racconta di aver scontato oltre cinque anni di carcere e ricorda condanne per violenza aggravata, tra cui una relativa a un funzionario della Digos e un’altra nata da uno scontro con militanti fascisti che lui descrive come una reazione a un’aggressione. Cruciani prova a separare i singoli episodi dal principio generale e gli chiede se, secondo lui, sia legittimo colpire una persona semplicemente perché fascista. Gioia va oltre il concetto di diritto e parla apertamente di “dovere morale”, sostenendo che alcune idee, quando vengono diffuse e raccolte da persone pericolose, possono produrre conseguenze molto gravi.

Cruciani gli contesta subito la logica: se ognuno potesse stabilire quali idee siano abbastanza pericolose da giustificare la violenza, lo stesso criterio potrebbe essere usato contro anarchici, comunisti o qualunque altra parte politica. Gioia ribadisce comunque la propria posizione e sostiene che oggi non commetterebbe personalmente certi reati, precisando di non avere più problemi con la giustizia dal 2007, ma continua a non condannare chi usa la forza contro militanti fascisti. Lo scontro si sposta poi sulle manifestazioni e sull’aggressione al poliziotto di Torino. Gioia minimizza la portata del piccolo martello utilizzato nell’episodio e sostiene che storicamente i servizi d’ordine delle manifestazioni servissero anche a proteggere i partecipanti dalle cariche. Alla domanda diretta di Cruciani arriva infine a sostenere che la polizia sia violenta “per principio”, posizione che provoca l’ennesimo scontro nello studio.

Giuseppe Barboni arriva da Roma per affrontare Gioia

A 1:18:05 entra Giuseppe Barboni, arrivato da Roma proprio per affrontare Gioia, che invece è collegato a distanza. Tra i due esiste già una lunga polemica personale fatta di video, accuse, minacce di querele e perfino della prospettiva di una sfida fisica organizzata legalmente. Barboni dice di voler affrontare Gioia in una gabbia e arriva a ipotizzare un evento con un montepremi molto elevato; Gioia replica rivendicando i propri risultati nello strongman e precisando di aver comunicato in anticipo l’impossibilità di essere presente fisicamente a Milano. Il confronto prende però rapidamente una direzione politica. Barboni attacca Gioia per la contraddizione che vede tra il suo anarchismo e l’utilizzo di grandi piattaforme commerciali, mentre Gioia respinge l’accusa e cerca di riportare la discussione sulle idee.

Barboni espone quindi posizioni molto dure su immigrazione, identità di genere e differenze tra gruppi etnici, arrivando a sostenere l’esistenza delle “razze” e citando presunti dati sul quoziente intellettivo dei somali. Gioia definisce quelle affermazioni razziste e sostiene che idee simili non dovrebbero avere spazio nella società, fino a formulazioni che Cruciani gli contesta perché rischiano di trasformarsi nella stessa intolleranza che dice di combattere. Il finale torna ancora una volta alle manifestazioni: Gioia racconta di aver preparato indicazioni rivolte a chi viene fermato durante le proteste, suggerendo di avvalersi della facoltà di non rispondere e di rivolgersi rapidamente a un avvocato; quando il discorso arriva alla possibilità di negare responsabilità per non coinvolgere altre persone presenti, Cruciani e Barboni lo accusano di trasformare semplici garanzie difensive in una forma di giustificazione dell’illegalità.

La puntata si chiude così dopo aver attraversato legittima difesa, Islam, Israele, fascismo, violenza politica, razzismo e anarchismo, ma con un filo conduttore molto più netto di quanto possa sembrare: per quasi tutta la serata si discute di dove finisca la libertà individuale e dove inizi la responsabilità per le conseguenze delle proprie azioni, che si tratti di una rapina, di una protesta di piazza, di un messaggio scritto in una chat o di un’ideologia considerata pericolosa.