Il riepilogo
La puntata de La Zanzara del 27 ottobre 2026 continua a vivere sulle scorie delle proteste delle ultime settimane. Giuseppe Cruciani apre attaccando la formula della “curvatura securitaria”, utilizzata per descrivere l’azione del governo e i nuovi interventi sull’ordine pubblico. Per lui parlare di deriva repressiva in Italia è quasi paradossale: manifestazioni, cortei e proteste sono continui e le forze dell’ordine, sostiene, vengono spesso costrette a una gestione estremamente prudente delle piazze.
Da qui la trasmissione attraversa libertà di espressione, manganelli, disagio giovanile, Gaza e blocchi stradali, prima di mettere uno dopo l’altro nello stesso studio un mussoliniano, il portavoce di Potere al Popolo, Ira Green e infine il ritorno di Nano Tatteo.
Cruciani contro la “curvatura securitaria”
Il primo bersaglio è l’espressione utilizzata da Massimo Giannini per descrivere la politica del governo in materia di sicurezza. Cruciani la considera incomprensibile e respinge l’idea che l’Italia stia vivendo una fase di particolare repressione.
Il confronto si allarga subito alla libertà di parola. Cruciani pone una domanda volutamente estrema: si può inneggiare ad Hamas senza commettere un reato? Pur definendo Hamas nei termini più negativi, sostiene una concezione molto ampia della libertà di espressione e arriva a paragonare il principio alla possibilità di pronunciare slogan favorevoli al fascismo, alla mafia o ad altre ideologie e organizzazioni ripugnanti senza che questo debba automaticamente tradursi in una sanzione penale.
Parenzo contesta duramente l’equiparazione e considera l’esaltazione di Hamas qualcosa di profondamente diverso sul piano politico e morale.
De Luca e il “manganello pedagogico”
Sul tema delle manifestazioni Cruciani rilancia invece le parole di Vincenzo De Luca, che aveva evocato l’uso degli strumenti in dotazione alle forze dell’ordine contro chi va in piazza per devastare.
Cruciani apprezza soprattutto il riferimento all’“effetto pedagogico” di una manganellata e rivendica apertamente la parola repressione quando si tratta di fermare comportamenti violenti. A suo giudizio sono polizia e autorità di pubblica sicurezza a dover stabilire dove un corteo possa passare, non i manifestanti.
Il conduttore continua inoltre a contestare la formula del “disagio giovanile”, che considera troppo spesso una spiegazione generica utilizzata per trasformare atti individuali in conseguenze inevitabili della società. Le telefonate fanno esplodere il consueto scontro generazionale: diversi ascoltatori accusano Cruciani di essere un privilegiato incapace di comprendere salari bassi e mancanza di prospettive, mentre lui replica invitando a lavorare invece di trasformare la frustrazione in devastazione.
Tony da Milano e il nuovo jingle
A 12:00 arriva anche una nuova produzione di Tony da Milano, costruita ancora una volta sui saccheggi e sulle vetrine dei grandi marchi. Il testo ironizza su Louis Vuitton, offrendo a Cruciani il pretesto per tornare sul tema delle multinazionali considerate da alcuni manifestanti bersagli legittimi soltanto perché ricche.
Per Cruciani è un ragionamento assurdo: dietro un grande marchio ci sono comunque dipendenti, attività economiche e proprietà che nessuno ha diritto di distruggere.
Fabrizio, il mussoliniano che vuole “rimilanesizzare” Milano
A 41:50 entra Fabrizio, che racconta un passato nella curva dell’Inter e non nasconde le proprie simpatie politiche. Si definisce apertamente mussoliniano e spiega di avere partecipato a un ritrovo nato, nelle sue parole, per “rimilanesizzare la città” dopo i disordini degli ultimi giorni.
Cruciani gli chiede cosa avrebbe fatto trovandosi davanti un ragazzo intento a saccheggiare un negozio. Fabrizio risponde prima con una battuta estrema sull’“abbatterlo”, poi esclude l’idea di milizie private strutturate. Ammette però di considerare utili le ronde in situazioni che percepisce come caratterizzate da un’assenza dello Stato.
Sul fascismo non cerca attenuanti. Considera Benito Mussolini un grande statista, pur riconoscendogli errori, racconta di avere fatto il saluto romano e sostiene che all’Italia servirebbe soprattutto uno Stato forte e un leader autorevole.
Il confronto con Parenzo si allarga rapidamente a Israele, Shoah, Stati Uniti e Russia. Fabrizio manifesta simpatia per Vladimir Putin e porta avanti una visione fortemente critica verso Israele e verso il sistema politico italiano. Sull’immigrazione distingue invece tra stranieri che lavorano e persone che, secondo lui, non meritano di restare nel Paese.
Giuliano Granato: repressione e blocchi come strumenti di lotta
Dalla nostalgia mussoliniana si passa direttamente alla sinistra di Potere al Popolo. A 56:40 entra Giuliano Granato, che attacca la politica israeliana a Gaza e sostiene che il governo Meloni stia affrontando una fase di forte tensione sociale.
Granato utilizza senza esitazioni il termine repressione. Cita identificazioni, denunce, provvedimenti amministrativi e soprattutto strumenti preventivi nei confronti di manifestanti e minorenni. Per lui impedire a una persona di raggiungere una manifestazione sulla base del rischio che possa commettere successivamente un illecito è esattamente una forma di prevenzione repressiva.
Cruciani ribalta il ragionamento: se lo Stato non può intervenire prima che avvengano incidenti, quale sarebbe allora il senso della prevenzione?
Lo scontro prosegue sui blocchi stradali. Granato li considera uno strumento storico del movimento dei lavoratori e sostiene che una protesta debba poter continuare fino al raggiungimento dei propri obiettivi. Cruciani gli chiede fino a che punto sia accettabile paralizzare il Paese per ottenere risultati economici o politici.
Granato cita mobilitazioni straniere che avrebbero ottenuto concessioni proprio grazie alla pressione esercitata e annuncia nuove manifestazioni legate allo sciopero generale.
Il caso dell’attivista arrestato
Un altro scontro riguarda il giovane fermato nell’ambito delle indagini sulle proteste. Granato sostiene di avere letto il provvedimento e considera sproporzionata la rappresentazione mediatica del ragazzo come “mente” delle rivolte, soprattutto rispetto alla cronologia degli eventi.
Cruciani e Parenzo gli ricordano però che il provvedimento non nasce da un titolo di giornale ma dall’attività di magistrati e investigatori. Granato insiste sulla necessità di difendere la libertà di opinione e contesta soprattutto la costruzione del “mostro” mediatico prima che le responsabilità siano definitivamente accertate.
Nel finale del blocco prova a inserirsi anche Pasquale Lino Romano, con un attacco a Potere al Popolo e ai percettori di sussidi, ma il collegamento è caotico e viene rapidamente interrotto.
Ira Green contro Cruciani: «Giochi con il pregiudizio»
A 1:10:16 arriva Ira Green, chiamata dopo avere criticato Cruciani per una battuta sulla maglia del Napoli indossata dal padre di un giovanissimo coinvolto nei saccheggi di Milano.
Per Green il problema non è la singola battuta ma il meccanismo: Cruciani, sostiene, gioca con pregiudizi già esistenti, lasciando al pubblico il compito di completare l’associazione tra Napoli e criminalità. Il conduttore rivendica invece l’ironia e nega di avere mai sostenuto che essere napoletani o tifare Napoli renda qualcuno criminale.
La discussione si allarga alle battute ricorrenti sui furti di Rolex, sulle truffe e sulle targhe straniere utilizzate per ridurre i costi assicurativi. Green contesta la trasformazione di fenomeni criminali reali in caratteristiche attribuite a un’intera popolazione.
Cruciani ribatte che descrivere determinate pratiche non significa accusare tutti i napoletani e rivendica anni di provocazioni che, secondo lui, non hanno certo impedito alla città di vivere un enorme successo turistico.
Lino Romano e la targa straniera
La discussione offre l’occasione per richiamare Pasquale Lino Romano, al quale Cruciani chiede aggiornamenti sulla sua automobile con targa straniera. Romano conferma di avere rinnovato la soluzione e parla anche della possibilità di passare a una targa bulgara, citando costi e frequenza delle revisioni.
Per Cruciani è la prova perfetta della “genialità” di certi sistemi utilizzati per aggirare costi italiani; Ira Green replica che un singolo caso non può trasformarsi in una condanna collettiva di Napoli e della Campania.
Nano Tatteo si aggira per Radio 24
Per tutta la puntata, intanto, dalla regia arrivano segnalazioni su un personaggio che si aggira nei corridoi di Radio 24. Cruciani e Parenzo lo anticipano più volte senza ancora farlo entrare, descrivendo scherzosamente la sua presenza quasi come quella di una creatura misteriosa comparsa negli studi.
A 1:20:25 arriva finalmente Nano Tatteo, che preferisce essere definito “piccino” e torna immediatamente nel territorio più surreale della trasmissione.
Scambismo e debutto nel porno
Tatteo racconta senza particolare imbarazzo la propria passione per le donne e per i club scambisti. Ricorda un incontro con una coppia nel quale avrebbe avuto un rapporto con la moglie chiedendo però al marito di allontanarsi, perché non gradiva averlo davanti durante la scena.
Il racconto scatena Cruciani e Parenzo, ma è soltanto l’introduzione alla vera novità: Tatteo ha girato il suo primo film pornografico.
Racconta di avere realizzato una scena con Sara Diamante e descrive l’esperienza davanti alla telecamera, compresa l’emozione del debutto e le difficoltà incontrate durante alcune riprese. Cruciani sostiene persino di avere visto il filmato e il finale degenera inevitabilmente in commenti sulle prestazioni e sull’anatomia del protagonista.
Prima del porno c’è spazio anche per una discussione sui suoi diritti economici: Tatteo racconta di percepire circa 700 euro e dice di avere bisogno dell’accompagnamento. Cruciani sostiene che una persona nella sua situazione dovrebbe ricevere un sostegno maggiore.
Dalla repressione al porno in meno di due ore
La puntata del 27 ottobre riassume perfettamente il meccanismo della Zanzara. Parte da una discussione su libertà di parola, sicurezza, manganelli e proteste, passa attraverso Mussolini, Putin, Gaza e lotta di classe, devia sui luoghi comuni contro Napoli e finisce con il debutto pornografico di Nano Tatteo.
In mezzo rimane il conflitto politico che accompagna tutta la settimana: per Cruciani il problema principale è continuare a cercare giustificazioni sociali a comportamenti individuali; per Granato e diversi ascoltatori repressione e disagio economico sono invece elementi centrali per comprendere quello che sta accadendo nelle piazze.
Poi entra Tatteo e ogni tentativo di mantenere una linea editoriale ordinata viene definitivamente archiviato.













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