Il riepilogo

La puntata de La Zanzara del 30 ottobre 2026, limitata qui alla prima parte fino a 37:30, si apre nel pieno della giornata di scioperi e manifestazioni. Giuseppe Cruciani sceglie immediatamente da che parte stare: con chi è rimasto bloccato sulle tangenziali, con chi doveva andare a lavorare e con gli agenti coinvolti negli scontri.

Per il conduttore esiste una differenza netta tra manifestare e paralizzare strade e autostrade. E ancora di più tra manifestare e affrontare la polizia con il volto coperto, pietre e oggetti.

David Parenzo arriva in collegamento con un’esperienza molto più personale: è rimasto per ore nel traffico romano mentre cercava di accompagnare i figli a tennis.

Tangenziali bloccate e sciopero

Cruciani attacca apertamente i cortei che hanno occupato strade e tangenziali. Il bersaglio principale diventa anche Ilaria Salis, citata per la partecipazione a una manifestazione che ha bloccato la viabilità milanese.

La domanda di Cruciani è volutamente elementare: che rapporto c’è tra “riprendersi il futuro” e impedire a migliaia di persone di utilizzare una tangenziale?

Parenzo è meno assoluto. Ammette che un blocco stradale possa irritare profondamente chi lo subisce, ma distingue quel tipo di protesta dagli assalti alle forze dell’ordine. Per lui una manifestazione può anche creare disagio; il limite arriva quando si passa alla violenza.

Il confronto si allarga al caso di Youssef Sehir, scarcerato nei giorni precedenti. Cruciani ricorda alcune sue frasi sulla rivoluzione e sull’intifada studentesca e ironizza sulla possibilità che venga trasformato in un futuro candidato politico.

Parenzo bloccato nel traffico e le bandiere palestinesi

Parenzo racconta di aver attraversato Roma trovando quartieri paralizzati dalla manifestazione contro il carovita. A colpirlo, però, sono soprattutto le numerose bandiere palestinesi.

La sua domanda è semplice: perché in una protesta dedicata all’aumento dei prezzi e alle condizioni economiche italiane compare in maniera così massiccia la Palestina?

Racconta anche di aver chiesto perché non fossero presenti analogamente bandiere ucraine, ricevendo risposte fortemente critiche verso Zelensky.

La discussione diventa così la fotografia di proteste che mescolano temi molto diversi: costo della vita, Palestina, riarmo, governo, lavoro e critica alle istituzioni. Per Cruciani proprio questa sovrapposizione rende sempre più difficile capire quale sia la rivendicazione centrale.

Il Rider di Bologna contro i manifestanti

A 11:30 torna il Rider di Bologna, uno dei personaggi più impermeabili a qualsiasi forma di coscienza politica della trasmissione.

Dalle strade di Bologna osserva i manifestanti contro il carovita e racconta di averne visto uno vestito, a suo giudizio, con accessori e tecnologia per migliaia di euro. Il commento è immediato: se quello rappresenta il carovita, qualcosa non torna.

Cruciani lo considera quasi un proletario inconsapevole: ha fatto il rider, lavora, beve birra, pensa soprattutto alle proprie passioni e non mostra alcuna simpatia per grandi battaglie sociali.

Parenzo lo provoca proprio su questo. È meglio il Rider, completamente disinteressato alla politica, o chi almeno scende in piazza pacificamente con un cartello?

Cruciani finisce per scegliere comunque il Rider: meglio la sua ignoranza dichiarata, sostiene provocatoriamente, di chi trasforma ogni giornata in una protesta generica contro tutto.

A 19:20 il personaggio torna ancora, ormai lanciato nel ruolo di osservatore sarcastico della giornata di sciopero.

Savino Balzano e il paragone con Hitler

Il clima cambia quando viene fatto ascoltare Savino Balzano.

Balzano sostiene che il voto espresso dagli israeliani possa essere paragonato, nella sua lettura, a ciò che sarebbe accaduto se i tedeschi avessero nuovamente scelto Hitler nel 1945, dopo aver già visto gli effetti del nazismo e della guerra.

Parenzo reagisce duramente. Definisce il paragone vergognoso e contesta l’equiparazione tra l’elettorato israeliano contemporaneo e la Germania nazista.

Balzano rincara inoltre la dose paragonando l’esercito israeliano alle SS. Anche in questo caso si tratta di affermazioni dell’intervenuto, immediatamente contestate dai conduttori.

Per Parenzo il confronto supera il terreno della critica legittima al governo israeliano e diventa una deformazione storica.

Manganelli, polizia e desideri di golpe

La giornata di proteste riporta inevitabilmente Cruciani sulla polizia. Un ascoltatore invoca apertamente uno “Stato di polizia” e celebra il manganello; il conduttore prende le distanze dall’idea di utilizzarlo indiscriminatamente, ma continua a difenderne l’impiego quando lo ritiene necessario per fermare violenze e disordini.

La telefonata degenera quando l’ascoltatore arriva perfino ad auspicare un golpe e un “uomo solo al comando”. Cruciani gli ricorda che il colpo di Stato è per definizione antidemocratico.

Il dibattito continua con altre testimonianze sulle manifestazioni. Cruciani contesta la narrazione secondo cui gli agenti caricherebbero cortei pacifici senza motivo e sostiene che spesso le persone con le mani alzate nelle prime file siano davanti a gruppi che tentano di forzare blocchi o lanciano oggetti.

Vengono fatti ascoltare anche interventi che accusano la polizia di reprimere il dissenso e, sul fronte opposto, vecchi militanti che ricordano tecniche di blocco molto più radicali, fino all’idea di paralizzare simultaneamente grandi arterie stradali.

Protestare sì, bloccare tutto no

La prima parte della puntata ruota quindi quasi interamente attorno a un confine: quanto disagio può produrre legittimamente una protesta?

Parenzo accetta maggiormente l’idea che una manifestazione possa bloccare temporaneamente una strada. Cruciani parte invece dalla prospettiva di chi quella strada deve utilizzarla e considera intollerabile che una minoranza possa decidere di paralizzare la vita degli altri.

Entrambi separano però il blocco dalla violenza contro gli agenti.

Nel mezzo, la Zanzara mette insieme scioperi, tangenziali, bandiere palestinesi, carovita, Youssef Sehir, Rider di Bologna, Israele e perfino nostalgici del golpe.

Il risultato è una puntata che, almeno fino a 37:30, resta completamente dentro il conflitto che domina la settimana: piazza contro ordine pubblico, protesta contro libertà di movimento, manganello contro disobbedienza civile.