Il riepilogo
La puntata de La Zanzara del 4 novembre 2026 parte dalle elezioni americane di metà mandato e dall’ennesima resa dei conti tra Giuseppe Cruciani e David Parenzo su Donald Trump. Cruciani usa il risultato elettorale per contestare chi, negli anni precedenti, aveva descritto Trump come una minaccia definitiva alla democrazia americana: nella sua lettura, proprio il fatto che gli elettori possano punire un presidente attraverso le urne dimostrerebbe il contrario.
Parenzo gli ricorda invece il sostegno espresso in passato per Trump e lo accusa di aver puntato sul “cavallo sbagliato”. Cruciani rivendica la preferenza avuta alle presidenziali, ma dice di non sentirsi vincolato a difendere qualunque scelta dell’ex presidente.
Diaco, Ravagnani e le domande sulla sessualità
Il secondo grande editoriale riguarda Pierluigi Diaco e l’intervista all’ex sacerdote Don Alberto Ravagnani, diventata oggetto di polemiche per le domande molto dirette sull’orientamento sessuale e sulla vita privata.
Cruciani difende il diritto del giornalista a fare domande anche scomode e personali. Se l’ospite non vuole rispondere, sostiene, può rifiutarsi o interrompere l’intervista. Parenzo concorda sulla libertà di domanda, pur distinguendo fra domanda e giudizio personale.
Entra anche Silvia da Cagliari, che contesta quella posizione e accusa Cruciani di incoerenza: da una parte dice di non interessarsi a chi va a letto con chi, dall’altra difende un’intervista concentrata proprio sulla sessualità.
La discussione gira quindi intorno a un confine classico: libertà del giornalista contro diritto dell’ospite alla riservatezza.
Il Rider di Bologna e la Zanzara di sempre
A 32:35 torna brevemente il Rider da Bologna, dentro una prima parte di trasmissione già piena di telefonate, provocazioni e digressioni.
C’è anche spazio per ricordare Tinto Brass, morto nelle ore precedenti e celebrato in trasmissione come simbolo di una certa cultura erotica italiana. Cruciani rispolvera perfino una delle proprie vecchie battaglie estetiche sul corpo femminile, trasformando il ricordo del regista nell’ennesimo momento di puro costume zanzariano.
Lorenzo Ruzza: orologi, sicurezza e legittima difesa
A 37:40 entra in studio Lorenzo Ruzza, commerciante e rivenditore di orologi di lusso.
Racconta un’attività con un fatturato superiore ai 40 milioni nell’anno precedente e dice di puntare oltre i 50 milioni nell’anno in corso. Il tema economico lascia presto spazio alla sicurezza: proprio quel giorno, sostiene, un hater che lo perseguitava online da anni si sarebbe presentato nel suo negozio, costringendolo a chiamare la polizia.
Ruzza attacca anche Lorenzo Pacini per le dichiarazioni sulle vetrine di Louis Vuitton distrutte durante le proteste: se davvero rompere una vetrina serve a “dare lavoro ai vetrai”, provoca, allora bisognerebbe applicare lo stesso principio a casa di chi sostiene quella tesi.
Da qui si passa alla legittima difesa. Ruzza sostiene che chi entra armato in una casa o in un’attività commerciale per rapinare debba assumersi il rischio della reazione della vittima. Cruciani scherza sulla nascita di una possibile “legge Cruciani-Giordano-Ruzza”, costruita attorno all’idea di ampliare la tutela di chi reagisce a un’effrazione.
Ruzza mostra anche un orologio dal valore dichiarato vicino al milione di euro e rivendica il diritto di indossarlo senza sentirsi colpevole per il proprio successo economico.
Una casa a Milano in cambio di un Ruzza Watch
La parte più curiosa del suo intervento riguarda però un’iniziativa commerciale.
Ruzza racconta di avere acquistato un appartamento a Milano da mettere in palio attraverso un concorso collegato all’acquisto di un Ruzza Watch da 150 euro. Precisa che non si tratterebbe, nella sua impostazione, di una semplice lotteria, ma di un concorso regolamentato.
Cruciani evidenzia subito l’obiezione principale: l’operazione viene presentata anche come risposta all’emergenza abitativa, ma contemporaneamente permette all’imprenditore di vendere migliaia di orologi e produrre un ritorno economico.
Ruzza non nasconde affatto la componente commerciale. Dice di essere un imprenditore, non un benefattore, e sostiene che il vincitore difficilmente si preoccuperà di quanto lui abbia guadagnato se con 150 euro riuscirà ad aggiudicarsi un appartamento dal valore di centinaia di migliaia di euro.
Savino Balzano paragona Israele alla Germania nazista
A 1:04:40 arriva Savino Balzano e la temperatura della puntata cambia completamente.
Vengono riascoltate alcune sue dichiarazioni precedenti, fra cui il paragone tra gli elettori israeliani e i tedeschi che avessero ipoteticamente continuato a sostenere Hitler nel 1945. Balzano arriva inoltre a equiparare l’IDF alle SS.
Sono affermazioni che Parenzo considera gravissime.
Balzano conferma sostanzialmente il paragone e sostiene che gli israeliani non possano ignorare le conseguenze delle politiche del proprio governo su Gaza. Nella sua lettura, chi continua a sostenere governi che accusa di genocidio condivide una responsabilità politica.
Parenzo respinge completamente l’equiparazione con il nazismo e contesta l’idea di attribuire all’esercito israeliano un progetto di sterminio analogo a quello nazista.
Lo scontro degenera rapidamente negli insulti personali.
Balzano accusa Parenzo di fare propaganda sionista; Parenzo reagisce ricordando che lo stesso Balzano gli avrebbe chiesto in privato di essere ospitato in televisione per presentare un proprio libro. Per Parenzo c’è una contraddizione evidente fra insultare pubblicamente un giornalista e cercarne poi lo spazio mediatico quando conviene.
Matteo Bassetti contro il reintegro dei medici no-vax
A 1:19:50 entra Matteo Bassetti.
Il tema è il reintegro professionale dei medici precedentemente sospesi o radiati in relazione alle posizioni assunte durante la pandemia.
Bassetti si schiera duramente contro il provvedimento. Lo definisce uno dei punti più bassi della politica scientifica degli ultimi anni e sostiene che un medico che abbia rifiutato evidenze, protocolli e vaccinazioni non possa semplicemente essere rimesso sullo stesso piano di chi quelle indicazioni le ha seguite.
Usa una metafora molto forte: li paragona a “disertori” che hanno rifiutato gli strumenti messi a disposizione dalla scienza.
Secondo Bassetti, il reintegro sarebbe soprattutto una scelta politica finalizzata a recuperare consenso nell’area no-vax e rappresenterebbe uno schiaffo a medici, infermieri e operatori sanitari che durante il Covid hanno lavorato seguendo le indicazioni disponibili.
Franco Corbelli contro Bassetti
A 1:25:40 entra Franco Corbelli, del Movimento Diritti Civili, e lo scontro è immediato.
Corbelli considera il reintegro un atto di giustizia e contesta perfino l’etichetta “no-vax” utilizzata per quei professionisti. Sostiene inoltre l’esistenza di persone danneggiate dai vaccini e chiede da anni maggiore attenzione istituzionale e una commissione dedicata.
Bassetti reagisce duramente, mettendo in discussione le competenze scientifiche dell’interlocutore e sostenendo che i dati disponibili vadano nella direzione opposta. Richiama uno studio su milioni di persone che, a suo dire, mostrerebbe un aumento della sopravvivenza complessiva tra i vaccinati contro il Covid.
Corbelli insiste sui presunti decessi improvvisi e sugli effetti avversi; Bassetti ribatte che fenomeni di quella portata sarebbero evidenti quotidianamente alla comunità medica e accusa chi diffonde quelle tesi di alimentare conclusioni non supportate.
La puntata si chiude così come era iniziata: senza alcuna zona grigia. Politica americana, libertà giornalistica, sicurezza, Israele e vaccini diventano cinque terreni sui quali gli interlocutori non cercano una mediazione, ma lo scontro frontale.
Nel mezzo, naturalmente, c’è abbastanza Zanzara da far convivere Tinto Brass, un Patek Philippe da quasi un milione, una casa messa in palio e l’ennesima guerra sui vaccini nella stessa serata.













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